
Molti addestratori resteranno per la formazione
Roma, 25 dic. (Apcom) - E' "impossibile pensare" di andare via da alcune zone dell'Afghanistan nella primavera del 2011, il periodo stabilito per l'avvio del graduale ritiro delle truppe Isaf che dovrà essere completato entro la fine del 2014, come stabilito durante il vertice Nato di Lisbona. Lo ha riconosciuto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervenuto telefonicamente alla trasmissione di Sky Tg24 dedicata agli auguri natalizi ai soldati italiani impegnati all'estero.
E' giusto non fare delle generalizzazioni", ha spiegato il titolare della Farnesina, "Quando noi parliamo della primavera-estate 2011 non facciamo una diffusa generalizzazione" sul ritiro, ma saranno indicate "area per area, provincia per provincia, zona per zona. Le zone dove i nostri subiscono quasi quotidianamente attacchi, dove ci sono combattimenti forti per espugnare delle vere e proprie fortezze talebane (piccoli villaggi o semplicemente concentrazioni urbane) certamente da quelle zone pensare di andarsene tra qualche mese è impossibile.
Vi sono altre zone del territorio afgano in cui questo si può fare".
Secondo Frattini, c'è però "una caratteristica" che deve un po' rappresentare il filo conduttore comune. "Quando gente scriteriata", ha puntualizzato il ministro degli Esteri, "parla di 'ritiro tutto e subito' o afferma 'diteci subito quando a Herat non ci saranno più soldati italiani': queste mappature ai terroristi non vogliamo darle, come le diamo ai nostri telespettatori le ascoltano anche i terroristi. Dire tra 'n mesi' in quella zona non ci saranno più truppe straniere, è evidentemente un'ottima indicazione ai talebani per colpire e per indurre o ad andarsene o a rinunciare".
Volutamente la Nato non ha dato la carta geografica dell'Afghanistan con il ritiro", ha osservato il capo della diplomazia italiana, "Non lo facemmo neanche in Iraq: quando il momento arriva, vuol dire che gli afgani sono pronti a controllare da soli quelle zone".
Molti "addestratori", ha spiegato il ministro degli Esteri, continueranno a restare in Afghanistan per continuare a formare la polizia e le forze armate locale: un'attività in cui l'Italia è uno dei migliori Paesi del contingente.
Frattini, nel corso dell'intervista, ha toccato anche il tema del rapporto tra maggioranza e opposizione sul dossier afgano.
Con un distinguo. "C'è l'opposizione del Partito Democratico, per non parlare dell'Udc, che hanno sempre tenuto un atteggiamento molto prudente", ha ricordato. "C'è purtroppo il partito di (Antonio) Di Pietro che anche su questo è fuori da ogni clima costruttivo: quando si parla di forze italiane complici della morte dei nostri soldati, non si può nemmeno ragionare in questi termini... La grande parte dell'opposizione è sempre stata molto costruttiva, anche perché fino a due anni fa era il governo della sinistra che ha gestito l'Afghanistan e c'è decisamente una continuità d'azione".
Quanto a un bilancio complessivo, Frattini ha ricordato come sia stato "pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane, italiane e non solo. Un prezzo altissimo in termini di vite civili. Parliamo ancora meno di quelle donne, bambini o uomini che sono uccisi ogni giorno negli attacchi terroristici, ma certamente l'Afghanistan". Quest'ultimo però, ha chiarito Frattini, "oggi è un Paese molto diverso da quello che conobbi personalmente quando fui ministro degli Esteri dal 2002 al 2004.
Non posso paragonare l'Afghanistan del 2003 all'Afghanistan di oggi. Non tutti sanno che ogni giorno escono 100 giornali in Afghanistan, stiamo aiutando la diffusione di programmi radio nelle lingue locali nei villaggi regalando radioline portatili.
Lo stanno facendo proprio gli italiani in collaborazione con il ministero degli Esteri: evidentemente questo fa arrivare una comunicazione, una normalità. Le bambine sono tornate a scuola e ricordiamo cosa succedeva all'epoca dei talebani. I talebani hanno tentato di tagliare il dito a quelli che andavano a votare perché per votare bisogna mettersi l'inchiostro sul dito. Ci sono stati questi tentativi ma poi finalmente qualcosa si è visto".
Dico qualcosa", ha concluso Frattini, "perché nel 2010 abbiamo fatto qualche passo avanti: ne dobbiamo fare moltissimi, ma sarebbe assolutamente sconsiderato dire oggi che rinunciamo, abbassiamo la guardia o riduciamo il nostro impegno. L'unica cosa che non si deve fare è dare l'impressione ai nostri uomini in Afghanistan che il Paese non è unito. Il Paese è assolutissimamente unito accanto a loro".
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