
Allarme in Bahrein, Yemen, Marocco, Algeria, Gibuti, Kuwait, Iran
Roma, 20 feb. (TMNews) - L'ondata di proteste popolari nata in Tunisia ed allargatasi all'Egitto sta continuando ad espandersi a macchia d'olio nel Medio Oriente e in Nordafrica. Particolarmente difficile la situazione in Libia; la repressione dei regimi ha provocato vittime anche in Bahrein e Yemen. Manifestanti hanno intanto sfilato ad Algeri. E questa mattina sono iniziate le previste manifestazioni di protesta in Marocco.
LIBIA - Nuove manifestazioni di protesta a Bengasi, nell'est della Libia. L'esercito ha sparato razzi contro la folla che protesta davanti alla sede del tribunale locale, ha detto un avvocato raggiunto per telefono, Mohammed al Mughrabi. Secondo quanto riferito dal legale, "almeno 200 persone" sono morte a Bengasi dall'inizio delle manifestazioni di protesta, martedì scorso. La situazione è particolarmente critica negli ospedali, che non hanno attrezzature e personale sufficienti per accogliere tutti i feriti. Al Mughrabi ha chiesto alla Croce rossa internazionale di "inviare ospedali da campo" per curare chi ne ha bisogno.
Restano inaccessibili Twitter e Facebok, così come molti altri siti internet. La stampa locale oscura le proteste e tiene conto soltanto delle manifestazioni in favore di Gheddafi.
BAHREIN - In Bahrein, piccola monarchia del Golfo Persico, strategica per gli Stati Uniti perché ospita la quinta Flotta (fondamentale per la guerra in Afghanistan e la presenza Usa nella zona), il principe ereditario del Bahrein, Salman bin Hamad Al-Khalifa, ha ordinato alla polizia di "allontanarsi dagli assembramenti" dei manifestanti che hanno iniziato ad allestire le tende in piazza della Perla, cuore della protesta a Manama.
Gli oppositori, principalmente membri della maggioranza sciita del Paese che protestano contro la casa reale sunnita, questa mattina hanno mostrato un atteggiamento di "prudente" apertura nei confronti dell'offerta di dialogo avanzata dal principe ereditario, ma hanno condizionato i colloqui alle dimissioni del governo, considerato responsabile dell'uccisione di alcuni manifestanti a Manama.
YEMEN - Scontri violenti hanno contrapposto manifestanti e sostenitori del regime intorno all'Università di San'a: uno studente è stato ucciso a colpi di arma da fuoco e altri cinque sono rimasti feriti. Si tratta del primo morto nella capitale dall'inizio della contestazione contro il presidente Ali Abdallah Saleh, al potere da 32 anni. Un adolescente è rimasto ucciso, inoltre, in scontri tra forze di sicurezza e manifestanti ad Aden.
ALGERIA - Qui, dove il potere teme uno scenario di rivoluzione alla tunisina, circa 200 persone hanno manifestato ieri nel centro di Algeri, malgrado un importante dispositivo di polizia.
Secondo fonti dell'opposizione negli scontri sarebbe rimasto ferito e sarebbe caduto in coma Tahar Besbas, deputato del Movimento per la Cultura e la Democrazia (Rcd). La notizia è stata smentita dalla direzione della protezione civile.
MAROCCO - Alcune centinaia di persone hanno iniziato a radunarsi a Casablanca e Rabat per partecipare alle manifestazioni di protesta previste per oggi in molte città del paese al fine di richiedere una serie di riforme politiche ed una limitazione dei poteri del re. "Libertà, dignità, giustizia", hanno urlato i manifestanti.
GIBUTI - Ieri, tre dei principali dirigenti dell'opposizione sono stati arrestati, all'indomani degli scontri tra la polizia e i manifestanti che hanno fatto almeno due vittime. I tre arrestati, due dei quali sono stati rilasciati in serata, sono, rispettivamente, i presidenti del Partito nazional-democratico, dell'Unione per la giustizia e la democrazia e del Partito democratico di Gibuti.
IRAN - Il ministero degli Interni ha messo in guardia l'opposizione iraniana da ogni manifestazione "illegale" come quelle che sarebbero in programma per la giornata di oggi, minacciando di "agire secondo la legge contro i sediziosi e i responsabili della sedizione". Molti siti dell'opposizione iraniana - tra cui quelli dei due principali leader riformisti, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karoubi - hanno lanciato un appello a manifestare oggi in memoria delle vittime delle proteste dello scorso 14 febbraio a Teheran.
KUWAIT - La polizia kuwaitiana ha sparato gas lacrimogeni ieri contro circa 300 manifestanti che reclamano diritti. Secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo El Pais, nella sua edizione online, si tratta di una parte dei circa 100mila apolidi (per la maggior parte discendenti da nomadi e immigrati) che sono scesi in piazza per chiedere la nazionalità kuwaitiana.
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