
Timori per un'operazione che potrebbe durare a lungo
Milano, 26 mar. (TMNews) - La coalizione internazionale non allenta la pressione militare sul regime libico del colonnello Muammar Gheddafi, pur iniziando a cercare un'uscita politica a un'operazione che rischia di prolungarsi e degenerare. Nella notte le forze alleate hanno sferrato raid sulla città di Zliten, 160 chilometri a est di Tripoli, sulla regione occidentale di al Watia e hanno bombardato un sito militare a Tajura, periferia est della capitale. Lo hanno raccontato la tv libica e un testimone. "La zona è stata scossa da tre esplosioni in successione. I vetri delle finestre sono andati in frantumi.
L'incursione ha preso di mira un sito militare di radar che è in fiamme", ha indicato un abitante di Tajura, la cui abitazione dista circa 300 metri dall'obiettivo raggiunto. La televisione nazionale aveva in precedenza indicato che "zone civili e militari a Zliten erano state bersaglio di bombardamenti dell'aggressore crociato colonialista". La regione di al Watia, che ospita una base militare, è stata obiettivo inoltre di "missili di lunga gittata", ha aggiunto la televisione.
Ieri il regime libico si è detto pronto ad accettare un piano dell'Unione africana (Ua) che propone la cessazione dei combattimenti e l'apertura di un dialogo tra libici, come strada preliminare a una "transizione" democratica. Con l'avvicinarsi del vertice previsto martedì a Londra, il presidente francese Nicolas Sarkozy da parte sua ha annunciato "un'iniziativa franco-britannica" in vista di una soluzione politica al conflitto "per dimostrare che la soluzione non può essere soltanto militare". Per il presidente Usa, Barack Obama, la missione in Libia è "chiara, mirata e sulla via del successo" e le operazioni hanno evitato il "bagno di sangue" minacciato dal leader libico Muammar Gheddafi.
Alcune ore prima, il capo di stato maggiore francese, Edouard Guillaud, aveva dichiarato che le operazioni militari si sarebbero probabilmente prolungate delle "settimane". Nel corso delle ultime ore, i caccia-bombardieri della coalizione hanno condotto raid a Adjabiya, dove sono asserragliati i soldati filo-Gheddafi. I ribelli ne hanno approfittato per riprendere l'offensiva e penetrare in questo grande centro strategico, 160 chilometri a sud di Bengasi, roccaforte dell'opposizione. Decine di abitanti hanno continuato a fuggire dai combattimenti.
Un responsabile del ministero della Sanità libico ha fatto sapere che i raid internazionali hanno provocato almeno 114 morti, principalmente a Tripoli e periferia, e 445 feriti da domenica a mercoledì. A Bengasi, migliaia di persone si sono radunate per la preghiera del venerdì, difendendo con fervore i raid aerei. L'imam Wanis al-Mabruk al-Fisay ha ringraziato i Paesi della coalizione ed assicurato che non si tratta di una "guerra cristiana". "Gli aerei proteggono le nostre mogli e i nostri bambini su nostra richiesta", ha insistito.











