
"Sono tornati a essere coloro che fanno la storia"
Milano, 15 dic. (TMNews) - Il settimanale "Time" ha designato
"il manifestante" persona dell'anno per il 2011. Il manifestante, si legge in copertina, è stato il vero
protagonista dell'anno "dalla primavera araba ad Atene, da Occupy Wall Street a Mosca". L'anno scorso l'uomo dell'anno era stato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg
Nell'articolo di Kurt Andersen dedicato a "The Protester" si
rievoca quando tutto iniziò , il 17 dicembre dell'anno scorso in
Tunisia quando Mohamed Bouazizi, dandosi fuoco, diede il via
"alle rivoluzioni" e ricorda le parole della madre di Mohamed,
Mannoubia": "Mio figlio si è dato fuoco per la dignità". Ma
quella tunisina, continua Time, è stata soltanto la
scintilla: "A Sidi Bouzid e a Tunisi, ad Alessandria e al Cairo,
nelle città arabe e in altre città a oltre 6000 miglia dal golfo
persiano, sulle coste ell'Atlantico; a Madri e Ateme , a Londra e a Tel Aviv, in Messico, in India e in Cile dove i cittadini si
sono mobilitati contro il crimine e la corruzione; a New York e a Mosca e in decine di altre città americane e russe, il grido di rabbia contro i governi e i loro corifei è diventato
inarrestabile e ha continuato a rafforzarsi".
"Il manifestante" è l'uomo dell'anno per il settimanale
americano Time perchè è tornato a essere "colui che fa la
storia". Secondo il magazine, il 2011 è stato diverso da ogni
anno dal 1989 in poi -"ma più straordinario, più globale, più
democratico, dato che nel 1989 la disgregazione dei regimi è
stata frutto di una singola disintegrazione centrale", che da
Mosca ha condizionato tutto il sistema. "Quindi", continua
Andersen, autore dell'articolo, "il 2011 è stato diverso da ogni
anno fin dal 1968, ma più consequenziale, perché (rispetto al
'68) più manifestanti sono maggiormente coinvolti nel gioco". Il
confronto tra il 2011 e il passato si arresta solo al 1848,
"quando una manifestazione di strada a Parigi trasformò in una
rivoluzione di tre giorni, che ha trasformato la monarchia in una repubblica democratica".
Dagli anni Novanta a oggi, secondo Time, tolte alcune eccezioni,
come le "manifestazioni che hanno aiutato a porre fine
all'apartheid in Sud Africa nel 1994", l'attività di protesta è
stata pressoché inesistente. Durante questi anni "c'erano
abbastanza soldi" da fare sentire la gente contenta, "ma ora la
crisi finanziaria senza fine e la stagnazione economica li fa
sentire come dei perdenti".
Quello che accumuna "le persone dell'anno", i manifestanti del
2011, è la "convinzione che il sistema politico e l'economia dei
loro paesi siano cresciuti in maniera corrotta e anomala". Ma
ancora più caratteristico dei protagonisti delle recenti
proteste, secondo Andersen, è l'uso di Internet. "Nel Medio
Oriente e nel Nord Africa, in Spagna, Grecia e New York, i social media e gli smartphone non hanno rimpiazzato i confronti sociale faccia a faccia, ma li hanno favoriti e potenziati". Rispetto alla primavera Araba, poi, si è rivelato essenziale un altro strumento: la trasmissione di notizie in televisione 24 ore su 24. Interrogando un manifestante islamico sul perché la
rivoluzione in Tunisia non sia scoppiata dieci anni prima,
Andersen ha ricevuto una risposta molto chiara "al-Jazeera e
Internet hanno fatto la differenza, specialmente al-Jazeera,
tutti guardano la tv".
Considerando l'importanza dei nuovi mezzi di comunicazione, Time
conclude che "il più grande contributo dell'America nel XXI
secolo per fomentare la libertà negli altri paesi, non è stato
imporla militarmente, ma renderla possibile tecnologicamente".
http://www.time.com/time/