
I due italiani sono accusati di aver ucciso due pescatori
Roma, 19 feb. (TMNews) - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani che le autorità indiane ritengono coinvolti nella morte di due pescatori locali il 15 febbraio scorso, sono stati tratti "in custodia giudiziaria" e sottoposti a interrogatorio.
La riunione tra la delegazione italiana e i funzionari indiani sulla gestione della vicenda della Enrica Lexie, ha infatti riferito la Farnesina, "non ha permesso di raggiungere una posizione condivisa". "I contatti e la collaborazione tra i due Governi sono ritenuti essenziali ai fini dell'accertamento dei fatti, di fronte ad atti unilaterali che sono in corso da parte delle autorità di polizia", ha sottolineato il ministero.
Il governo di Roma ritiene sia competente la magistratura italiana, essendo i fatti avvenuti in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana, è stato precisato. Da parte italiana si è inoltre sottolineato che la presenza di militari a bordo di navi mercantili è regolata da una specifica legge italiana che risponde anche alle esigenze delle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria. E' stato ricordato in questo contesto che i militari sono organi dello Stato italiano e che pertanto godono dell'immunità dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri.
L'assistenza e la tutela dei nostri connazionali coinvolti è
assicurata dal Console Generale d'Italia a Mumbai che, in
contatto con l'Unità di Crisi della Farnesina e in collegamento
con gli esperti dei tre ministeri, è presente a tutte le attività poste in essere dalle forze dell'ordine locali. D'altra parte, dalle dichiarazioni rese dalle parti coinvolte, ovvero i nostri militari, il "master" del mercantile e i pescatori - o meglio, dai funzionari di polizia locali dato che nessun riscontro giuridico è ancora venuto dalla magistratura indiana - emergono incongruenze di assoluto rilievo che fanno ritenere l'arrembaggio alla Lexie e la morte dei pescatori come due eventi separati e non connessi.
In particolare, gli orari differiscono di oltre 4 ore, le
posizioni di oltre 5 miglia nautiche (10 chilometri circa) e
tanto il master del Lexie quanto il comandante del nucleo
militare di protezione asseriscono che il peschereccio con i
pescatori morti sarebbe diverso, per forma e colore, da quello
oggetto di azione dissuasiva. I militari italiani, inoltre, hanno ripetutamente riportato - anche negli interrogatori delle ultime ore a terra - che dall'osservazione dell'imbarcazione presunta pirata in fase di avvicinamento erano state chiaramente viste alcune persone armate a bordo, almeno in numero di cinque. I due marò hanno ribadito la loro estraneità ai fatti e confermato la loro versione iniziale, ovvero di avere sparato colpi di avvertimento in aria e in mare.
Ma l'incongruenza più vistosa riguarda il numero di colpi sparati: gli italiani parlano di 20 colpi complessivi (raffiche
di avvertimento), nessuno dei quali ha centrato il barchino con i pirati. Gli indiani hanno prima riferito di 60 colpi, poi di 16. Secondo la ricostruzione delle autorità locali, il natante
avrebbe infatti 16 buchi sulla chiglia, che però non sono stati
ancora mostrati 'ufficialmente'. Se così fosse, però,
l'imbarcazione avrebbe subito gravi danni e molto difficilmente
avrebbe potuto raggiungere la costa senza affondare, sia che si
trovasse a 33 miglia nautiche dal porto - come riferito dagli
italiani - sia che fosse a 22 miglia dalla costa come da
versione indiana.
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