
Secondo i sondaggi testa a testa fra Nd e Syriza
Washington, 17 giu. (TMNews) - Gli indecisi ieri erano ancora 700mila, ma anche loro potrebbero non bastare a far pendere l'ago della bilancia dalla parte dei favorevoli o dei contrari al piano di salvataggio negoziato dalla Grecia con Ue ed Fmi: oltre alla necessità di un governo di coalizione, il voto greco di oggi offre poche certezze e più di una possibilità di una ripetizione dello stallo politico del 6 maggio scorso.
I sondaggi - non ufficiali - danno i conservatori di Nea Demokratia e la sinistra radicale del Syriza impegnati in un testa a testa, con il 30%v circa delle preferenze ciascuno: un aumento deciso rispetto al voto di un mese fa ma insufficiente per una maggioranza assoluta e ottenuto a spese degli altri partiti che andrebbero a far parte di una ipotetica coalizione, i socialisti del Pasok nel campo pro-europeo o le altre formazioni favorevoli a un più ampio negoziato del piano di salvataggio.
In attesa dell'aritmetica - e molto dipenderà da dove finirà il premio di maggioranza, pari a circa il 15% dei seggi - secondo gli analisti quale che sia il risultato del voto sarà impossibile sfuggire alla necessità di un nuovo negoziato con i creditori, se non dal lato dell'Fmi, più intransigente, da quello dell'Ue che sarebbe invece pronta - o forse rassegnata - a concedere ad Atene quanto politicamente possibile pur di salvare la moneta unica.
Sia Nd che Pasok hanno infatti espresso la volontà di contrattare se non la sostanza almeno i dettagli del piano di salvataggio, e in particolar modo la tempistica: rientrare cioè negli obbiettivi prefissati di risanamento del debito non in due anni ma almeno in tre, ferme restando el riforme strutturali intraprese: questo è un obbiettivo che anche l'Fmi sarebbe disposto ad assecondare.
Tutt'altro atteggiamento accoglierebbe le proposte del leader del Syriza, Alexis Tsipras, che intenderebbe invece di qui al vertice dell'Ue previsto il 28 giugno prossimo avviare un negoziato "puro e duto" che prevede la sospensione delle privatizzazioni e la nazionalizzazione delle banche, senza mettere in discussione la permanenza di Atene nell'Ue o nella moneta unica.
La scommessa di Tsipras è che la permanenza nell'euro e l'accettazione del piano di aiuti non vadano insieme, ovvero che l'Europa farà di tutto pur di preservare la moneta unica, checché ne pensino l'Fmi o Paesi come la Germania: in questo senso la vittoria di François Hollande nelle presidenziali francesi potrebbe essere un fattore favorevole, ma che certo non garantisce da solo il buon esito della manovra dato che Bruxelles, se non può permettersi di mandare a monte l'euro, ancor meno può dare l'impressione ai mercati di fissare delle regole di austerità fiscale per poi non rispettarle alla prima occasione.
In gioco rimangono al momento 90 miliardi di euro, quelli che Atene dovrà ricevere di qui al 2015 pena la bancarotta e il fallimento dei duri sacrifici fin qui sopportati: fondi il cui versamento è stato al momento sospeso, in attesa di un verdetto elettorale che renda la situazione più chiara per tutti.
http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-18472595