Giacomo ha 29 anni. Infila polli in una rosticceria e scrive canzoni. Sposato, con bambini, ha un legame ancestrale con l’isola. Quasi un istinto. La sua missione è raccogliere le storie dell’isola e custodirne la memoria per trasmettere un senso che forse chissà può arrivare al resto del Paese. Giacomo ci accompagna in un viaggio storico, emotivo e reale di Lampedusa. Il cimitero delle barche, la porta d’Europa: “quello che passa da qui riguarda tutti: è metafora della civiltà”.
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Il lavoro sull’isola
Giuseppe ha 40 anni e fa il pescatore. A 15 anni ha cominciato quel mestiere che nella sua famiglia si tramanda da generazioni. E che probabilmente morirà con lui. “Ora non conviene più fare il pescatore, è faticoso, il mare è meno pescoso e si guadagna poco. Nessun ragazzo di 15 anni oggi comincerebbe a fare il pescatore perché questo lavoro non ha futuro”.
Francesco ha 30 anni e vende il pesce che Giovanni scarica dalla sua barca. Percorre le vie di Lampedusa su un furgoncino, che diffonde come un richiamo la musica isolana. Ma la pesca è un settore in crisi, e molte volte poi non c’è un’anima viva per strada che si fermi a comprare…
La creatività sull’isola
Pierre, 26 anni, parrucchiere e stilista, piercing e sciarpa zebrata, è un tipo eccentrico. “Io sono me stesso”, dice lui. È stato fuori dall’isola per lavoro. Roma, Milano, Londra. “Poi sono tornato perché l’isola mi chiama. Se diventerò qualcuno, l’isola sarà sempre il mio punto fermo”. Il suo attaccamento a Lampedusa è quasi ancestrale. Ed è così forte da superare la chiusura di un posto piccolo che di solito schernisce e giudica chi è diverso.
L’amore sull’isola
Maria Grazia, 15 anni, e Francesca, 16, sono sorelle. Condividono stanza, rimmel e guardaroba e fanno il liceo scientifico, “perché c’è solo quello, non ci piace ma dobbiamo andarci per forza, perché il liceo lo vogliamo fare”. In inverno studiano e aiutano la mamma nel ristorante di famiglia, “perché non c’è niente da fare”. Salvatore ha 18 anni, fa il pesactore ed è il fidanzato di Maria Grazia. Racconta con una frase cosa vuol dire essere lampedusani: “siamo come gli alberi qui a Lampedusa, abbiamo radici attaccate a tutta l’isola, per questo è davvero difficile che riescano a strapparci e portarci via”. Una verità amara, visto che molti, moltissimi migrano verso il continente.
La vita sull’isola
Marco ha 25 anni e lavora da quando ne ha 12. “Sull’isola, se uno vuole restarci, deve imparare ad essere un tuttofare. Io ho fatto il muratore, l’imbianchino, il cameriere”. Adesso lavora come cuoco in un ristorante. E la cucina è la sua passione. A 18 anni aveva vinto il concorso per entrare nell’Aeronautica ma poi ha mollato perché non voleva lasciare l’isola: “Fuori dall’isola non sei nessuno. Non hai un nome, non hai un cognome. Sei come tutte le altre persone”.





