
Ma il premier israeliano respinge il ritorno allo status quo
New York, 19 mag. (TMNews) - Una soluzione che preveda due Stati è l'unica via per la pace tra Israele e palestinesi. Lo ha affermato il presidente Barack Obama nel discorso sulla politica americana In Medioriente tenuto al dipartimento di Stato. "Una pace duratura dovrà prevedere due Stati per due popoli. Israele come stato ebraico e patria per il popolo ebreo, la Palestina come patria del popolo palestinese, e ciascuno Stato che goda di autodeterminazione, riconoscimento mutuo, e pace", ha detto Obama. Le frontiere dovranno essere fondate su quelle del 1967 e la Palestina dovrà essere uno stato "sovrano e non militarizzato".
Dopo l'avvertimento ai palestinesi che il rifiuto dell'esistenza di Israele non porterà all'indipendenza, Obama si è rivolto a Israele: "Il nostro impegno per la sicurezza di Israele è incrollabile. Ma proprio per la nostra amicizia è importante dire la verità: lo status quo è insostenibile". E anche "la comunità internazionale è stanca di un processo senza fine che non porta mai a un risultato. Il sogno di uno stato ebraico e democratico non può essere raggiunto con l'occupazione permanente".
Il negoziato per i due Stati potrà prevedere scambi di territori, quanto alla futura Palestina dovrà essere oltre che sovrana anche "contigua". E Israele deve essere in grado di "difendersi da sola contro ogni minaccia". Rimangono "due temi difficilissimi: il futuro di Gerusalemme e il destino dei rifugiati palestinesi. Ma il progresso sulla base del territorio e della sicurezza farà da base per risolvere le due questioni in modo giusto ed equo".
Tuttavia il presidente ha ricordato che "il recente annuncio di un accordo tra Fatah e Hamas fa nascere profonde questioni per Israele: come si può negoziare con chi ha detto di non voler riconoscere il tuo diritto a esistere?". Promettendo l'impegno americano per la pace Obama ha anche invitato la leadership palestinese a "dare una risposta credibile a questa domanda".
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dal canto suo ha escluso qualsiasi ipotesi di un "ritorno alle frontiere del giugno '67".
Alla vigilia di un incontro a Washington con il presidente americano, Barack Obama, Netanyahu ha espresso la speranza che quest'ultimo "ribadirà gli impegni" americani affinché Israele "non debba ritirarsi alle frontiere indifendibili del giugno 1967", recita un comunicato ufficiale. Netanyahu ha escluso che dei "centri importanti di popolazione israeliana in Giudea-Samaria (Cisgiordania) si ritrovino dall'altra parte della frontiera" fra Israele e un futuro Stato palestinese, un'allusione ai principali blocchi di colonie ebraiche in Cisgiordania.
Netanyahu ha espresso "il suo apprezzamento per l'impegno del presidente Obama verso la pace, sottolineando che la "fattibilità di uno Stato palestinese non potrebbe farsi a scapito di Israele". Il premier ha per contro riaffermato "che una presenza militare israeliana lungo la valle del Giordano", alla frontiera fra un futuro Stato palestinese e la Giordania "era indispensabile per la sicurezza di Israele".
http://www.whitehouse.gov/blog/2011/05/19/moment-opportunity-president-obama-middle-east-north-africa