
Ora la partita sul governo: Amato in pole
Roma, 22 apr. (TMNews) - La versione ufficiale è che solo Giorgio Napolitano sa quale governo si farà nascere, che l'impegno chiesto ai partiti in cambio della sua disponibilità a prolungare la sua permanenza al Quirinale sia una sostanziale delega in bianco nel segno della responsabilità. Ma il nome di Giuliano Amato come prossimo presidente del Consiglio è iniziato a circolare quando ancora non era sicuro il bis di Napolitano, e ancora a fine giornata era il più gettonato nei capannelli in Transatlantico, quando filtrano le ammissioni che sul 'dottor Sottile' il capo dello Stato abbia già svolto le sue consultazioni. Le altre ipotesi in campo sono quella di un governo più politico con Enrico Letta premier e Angelino Alfano suo vice insieme ad un centrista (Mario Mauro o Andrea Olivero), che però viene invece nettamente smentita dal principale protagonista: "Priva di fondamento", dice il vice segretario del Pd. E come in ogni occasione c'è anche quella di una figura istituzionale: un ex Presidente della Consulta, come Sabino Cassese, ad esempio.
Che Amato possa essere il 'preferito' di Napolitano lo dicono in molti, ma in parecchi sostengono che rischierebbe addirittura di non avere i numeri: "Il Pd si spaccherebbe con proporzioni che renderebbero impossibile la nascita del governo", dicono da sinistra e dallo stesso Pd. Tanto più che c'è il veto della Lega.
Ma non è detto che i leghisti non vogliano giocare proprio sulla spaccatura dei Democratici per avere poi un governo con una maggioranza 'a maggioranza centrodestra'. E allora significa che se non si avrà il "governo politico" di Letta e Alfano, il Carroccio potrebbe comunque "con un gesto di responsabilità" garantire l'appoggio esterno ad Amato. Che potrebbe avere come sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta in un quadro che prevede il saggio leghista Giancarlo Giorgetti come presidente della fondamentale commissione Bilancio della Camera.
Nato il governo, qualunque esso sia, i margini per i partiti potrebbero essere molto ridotti: "I motivi per i quali Napolitano poteva dire no alla sua rielezione erano tanti e tali che li ha fatti pesare tutti. L'agenda sarà molto dettagliata, sfrutterà ovviamente il lavoro dei saggi, e i primi 100 giorni saranno come quelli del governo Monti per determinazione e rapidità di iniziativa", prevede un dirigente centrista. Tanto più che molti dei saggi dovrebbero far parte anche della compagine di governo.
Resta da definire il profilo degli altri ministri. Tutti concordano su un punto: "Dopo l'esperienza del governo Monti un governo di soli tecnici è impensabile". E poi: "Dovranno essere personalità che non potranno essere tirate per la giacca dai partiti", sostiene un centrista. E c'è chi vede possibile un impegno di leader di peso: D'Alema e Monti, per esempio. Il primo agli Esteri il secondo all'Economia, dicastero per il quale però in molti prevedono Fabrizio Saccomanni. Centrale anche il ministero della Giustizia: dal Pdl si fa l'ipotesi Luciano Violante, che ha anche il vantaggio di essere tra i saggi.
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