
Gli attivisti: non è energia sicura, il governo ci ha traditi
Milano, 5 mag. (TMNews) - Per la prima volta dal 1970 il Giappone torna temporaneamente a essere un Paese denuclearizzato. E' stato disattivato infatti, l'ultimo dei 50 reattori atomici giapponesi ancora in funzione dopo il disastro di Fukushima. Il fabbisogno energetico del Giappone è coperto per oltre un terzo dal nucleare. Per questo, la chiusura di tutte le centrali, seguita alla crisi di Fukushima, l'impianto distrutto dallo tsunami del 2011, fa temere una crisi energetica per questa estate, quando ci sarà il picco di consumi legati al caldo. Perplessità che, tuttavia, non fermano gli attivisti.
"Alcuni politici e qualche esperto di energia nucleare - spiega Tatsuya Yoshioda, uno dei leader dell'Ong Peace Boat - dirà che senza energia atomica la nostra vita non può esistere. Ma adesso in Giappone, questo non è per niente vero. La nostra vita può andare avanti anche senza le centrali atomiche. "In Giappone siamo sempre stati particolarmente legati all'energia atomica - spiega quest'uomo, vittima del bombardamento di Nagasaki - il nostro governo ci ha sempre detto che era sicura ma ci ha traditi. Ora vogliamo che il Giappone non usi più questa forma di energia".
"Dopo la guerra - aggiunge una donna, che fu tra i sopravvissuti di Hiroshima - anche le vittime dei bombardamenti atomici furono a favore del nucleare, perché bisognava riavviare l'economia. Dopo Fukushima, però, ci siamo improvvisamente ricordati di quanto può essere distruttiva". Ufficialmente l'ukltimo impianto atomico giapponese, a Tomari, sull'isola di Hokkaido, chiuderà per manutenzione per 70 giorni. In realtà, il suo futuro è incerto e non si sa se e quando il governo nipponico darà l'assenso alla sua riattivazione.










