
"Oggi è l'elemento più critico della nostra società"
Roma, 7 giu. (TMNews) - In Italia il 40% del cibo finisce nealla spazzatura: 75 chili e 500 euro a testa ogni anno, come riporta l'ultimo studio svolto dal Wwf. "Il cibo rappresenta oggi l'elemento più critico della nostra società. Le produzioni alimentari sono tra principali responsabili di problematiche ambientali gravissime, quali il calo delle falde idriche, l'aumento delle temperature medie, l'erosione del suolo e la perdita biodiversità. Il paradosso è che ne subiscono anche gli effetti e l'intera produzione alimentare ne è minacciata. Tali problematiche sono aggravate dalle enormi quantità di cibo che vengono sprecate - ha dichiarato Eva Alessi, responsabile sostenibilità del Wwf Italia -produrre cibo che nessuno mangia, oltre alle gravi ripercussioni etiche, serve solo a esacerbare le già elevatissime pressioni. Ci sarà acqua sufficiente a produrre cibo per i 9miliardi che saremo tra 30-40 anni? e suolo? E pesce? In un mondo che ha risorse limitate sprecare il cibo è illogico e inaccettabile anche sotto il profilo ambientale".
Gli impatti del sistema alimentare sull'ambiente sono ben noti: in tre secoli ci siamo "mangiati" tre quarti della natura del pianeta, coltiviamo il 38% delle terre emerse (tanto che l'area occupata dalle attività agricole è pari a 60 volte quella occupata globalmente da strade ed edifici), l'agricoltura globale ha già distrutto o trasformato radicalmente il 70% dei pascoli, il 50% delle savane, il 45% delle foreste decidue temperate e il 25% delle foreste tropicali; inoltre ogni anno sfruttiamo 4.000 chilometri cubi di acqua, prelevati principalmente da fiumi e falde sotterranee, e l'irrigazione è responsabile del 80-90% di questo consumo; senza contare il crescente utilizzo di fertilizzanti e fitofarmaci, che dal 1960 ha visto il flusso di azoto e fosforo attraverso l'ambiente più che raddoppiarsi, causando un diffuso inquinamento idrico ed enormi ½zone morte» ipossiche alle foci dei principali fiumi.
Ma questi impatti diventano ancora più intollerabili se si riducono in spazzatura. Almeno un terzo degli alimenti prodotti a livello globale si perde nel percorso che va dal campo al consumatore finale. E con il cibo vengono "buttati" anche la terra, l'acqua, i fertilizzanti che sono stati necessari per produrlo, senza contare gli inquinanti e i gas serra rilasciati tanto durante il processo produttivo quanto dal cibo in decomposizione nelle discariche. In Italia quasi il 40% del cibo finisce tra i rifiuti e, così come negli altri paesi ricchi, è in casa che si spreca di più: oltre 75 i chili di cibo a testa ogni anno vengono buttati nella spazzatura, con uno spreco di 500 euro l'anno nelle tasche di ognuno di noi. Se infatti nei paesi in via di sviluppo la quasi totalità delle perdite alimentari è non intenzionale, dovuta a limiti finanziari, infrastrutturali e di commercializzazione, nei paesi ricchi è la parte finale della catena alimentare che ha il ruolo più importante: la distribuzione al dettaglio, che spreca grosse quantità di cibo a causa di standard di qualità che danno troppa importanza all'apparenza, e i consumatori, che buttano via il cibo a causa di acquisti eccessivi, modalità di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti. Ridurre gli sprechi di cibo avrebbe effetti positivi sul cambiamento climatico, sulla perdita di biodiversità, sul sovrasfruttamento delle risorse idriche, sull'inquinamento, sul degrado del suolo e, non ultimo, sulla qualità della nostra vita.
In occasione del lancio della campagna globale "Think.Eat.Save" contro gli sprechi alimentari il Wwf, scelto come partner italiano dai promotori Unep e Fao, presenta a livello internazionale il "carrello della spesa virtuale", il divertente programma online per calcolare l'impatto ambientale delle nostre scelte alimentari e scoprire quanta acqua e CO2 mettiamo ogni giorno nel piatto o, peggio ancora, buttiamo direttamente tra i rifiuti.








