
Il 27 giugno 1980 cadeva il Dc-9 Itavia con 81 persone a bordo
Palermo, 27 giu. (TMNews) - Trentun anni fa, alle 20.59 del 27 giugno 1980, dai cieli sopra al mar Tirreno, ad una decina di miglia a nord dell'isola di Ustica, il Dc-9 I-TIGI della compagnia aerea Itavia impegnato sulla rotta Bologna-Palermo scomparve misteriosamente dai radar. All'improvviso. Senza lasciare traccia. A bordo dell'aereo 81 persone, tra membri dell'equipaggio e viaggiatori, i cui parenti attesero per ore all'aeroporto siciliano di Punta Raisi un atterraggio che non sarebbe mai più avvenuto. Il giorno dopo dal mare cominciarono a riaffiorare i primi rottami del Dc-9 insieme ai corpi delle vittime, cancellando ogni dubbio: l'aereo era venuto giù, in un tratto di mare dove le profondità arrivano ad oltre tremila metri.
Oltre che una pagina nera della storia dell'aviazione civile italiana, il 27 giugno 1980 rappresentò qualcosa di più. Fu l'inizio di una vicenda giudiziaria andata avanti per tre decenni, superando tre gradi di giudizio, e una riapertura dell'inchiesta. Un excursus complicato, costellato nella sua evoluzione da decine di accuse, smentite e reticenze; insabbiamenti e nuovi slanci alla ricerca di verità tanto auspicate, quantomai accertate.
"Il governo si deve impegnare perché i Paesi ai quali è stato richiesto rispondano alle rogatorie internazionali" chiede l'associazione dei parenti delle vittime di Ustica. L'inchiesta bis, ancora aperta dopo 31 anni alla procura di Roma, può fare luce sulle responsabilità, se verranno date risposte alle domande rivolte da due pm romani alla Nato e a Francia, Germania, Usa, Belgio e Libia. Gli indizi portano in Francia, grazie alle tracce radar di quattro aerei militari ancora formalmente "sconosciuti", ma che si sospetta siano aerei francesi che nel 1980 operavano dalla base corsa di Solenzara.


