
Rapporto Almalaurea: Tra 2009 e 2010 disoccupazione +2,4%
Roma, 6 mar. (TMNews) - Disoccupazione in crescita. Contratti di lavoro meno stabili, precari o in nero. Retribuzioni in calo. Difficile trovare un lavoro anche per i neo medici, architetti o avvocati. E' il quadro allarmante che emerge dal XIV Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati in Italia, presentato oggi. La rilevazione ha riguardato circa 400 mila laureati: quasi 186 mila laureati nel 2010, 53 mila nel 2008 e 22 mila 'pre-riforma' nel 2006 intervistati dopo cinque anni. Per i laureati nel 2010, in particolare, il tasso di disoccupazione è aumentato in media del 2,4% rispetto al 2009.
Secondo il dossier, a causa della crisi economica "una percentuale notevole ed in crescita di giovani - tra cui vi sono anche profili che in tempi migliori non avrebbero avuto difficoltà a trovare un lavoro - è a rischio di disoccupazione prolungata o di inattività, con effetti che potrebbero divenire irreversibili". Rischi che includono "la difficoltà protratta di trovare lavoro e la persistenza di differenziali salariali".
Situazione su cui pesa anche il fatto che "in Italia è penalizzata l'occupazione più qualificata. Tra il 2004 e il 2008, negli anni precedenti alla crisi, l'Italia ha fatto segnare una riduzione della quota di occupati nelle professioni ad alta specializzazione, in controtendenza rispetto al complesso dei paesi dell'Unione Europea. Un'asimmetria di comportamento che si è accentuata nel corso della crisi: mentre al contrarsi dell'occupazione, negli altri paesi è cresciuta la quota di occupati ad alta qualificazione, nel nostro paese è avvenuto il contrario", fa notare il rapporto.
Dal dossier emerge anche che i laureati trovano più lavoro dei diplomati (il tasso di occupazione è più alto di oltre l'11%); che si acuisce il divario territoriale tra Nord e Sud, in particolare per le retribuzioni; che le donne sono ancora molto penalizzate nel mercato del lavoro, considerando sia il divario occupazionale tra laureati e laureate che le differenze retributive.


