
A Istanbul bruciata la bandiera dello Stato ebraico
Milano, 3 giu. (Apcom) - Sono stati accolti quasi come eroi i passeggeri della nave turca che stava portando aiuti umanitari alla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Ad attenderli all'aeroporto Ataturk di Istanbul c'erano oltre 10mila persone che sventolavano striscioni con scritte anti-israeliane e che hanno bruciato la bandiera dello Stato ebraico.
I 466 passeggeri, rimpatriati dopo essere stati fatti prigionieri dalle autorità israeliane, sono giunti a bordo di 3 aerei. Tra di loro anche 5 dei 6 italiani che facevano parte della spedizione umanitaria: Angela Lano, Marcello Faraggi, Giuseppe Fallisi, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin. Si trova per ora, invece, ancora in Israele Manolo Luppichini, il sesto attivista italiano presente sulle navi umanitarie turche. Sugli stessi aerei sono state trasportate anche le bare delle 9 vittime del blitz militare israeliano, per la maggior parte cittadini turchi.
Israele ha espulso la totalità dei circa 700 attivisti della "Freedom Flotilla" fermati dalle forze armate israeliane nel corso di un blitz al largo della Striscia di Gaza. Il governo turco ha chiesto che lo stato ebraico sia punito per questa aggressione, un "atto barbaro e piratesco", avvenuta in mare aperto, e ha richiamato il suo ambasciatore in Israele-
Ieri l'Italia si è allineata agli Stati Uniti e ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu approvata a Ginevra, che chiede l'istituzione di "una missione di inchiesta internazionale" sull'assalto israeliano alla "Freedom Flotilla".
Netta la condanna degli attivisti italiani. "Mi occupo di Palestina da tanti anni - ha spiegato Angela Lano, giornalista e direttore dell'agenzia di stampa Infopal - ma una cosa cosi non l'avevo mai vista. Sono stati disumani, violenti, ci hanno sequestrato".
"La verità è che sono dei bugiardi - le fa eco Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin, italo-palestinese - Mi hanno fatto firmare un foglio in cui mi impegno a non mettere piede in Israele per 10 anni e sarei stato libero subito. Io ho firmato e mi hanno mandato in galera lo stesso".
"Sono contento di sapere che la nostra vicenda abbia avuto una grande eco internazionale - dice Giuseppe Fallisi - almeno il nostro viaggio è servito a qualcosa, poteva veramente finire male".

