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Marilyn: 50 anni fa la morte e l’inizio di un mito internazionale

Autore: Redazione MTV News Data: 4 agosto 2012
Marilyn: 50 anni fa la morte e l'inizio di un mito internazionale

Svampita, leggera e irresistibile, la star morì il 5 agosto 1962

New York, 4 ago. (TMNews) - Cinquant'anni fa, il 5 agosto 1962, alle 4 e 25 del mattino, il sergente Jack Clemmons della polizia di Los Angeles ricevette la telefonata che annunciava la fine di una vita e l'inizio di un culto: Marilyn Monroe era stata trovata morta, a 36 anni, nel suo appartamento di Brentwood. Causa della morte, secondo il rapporto del coroner, avvelenamento acuto da barbiturici. Non sapremo mai se sia stato davvero suicidio, come tutto lascia supporre, o l'omicidio su commissione ipotizzato dalle tante teorie cospiratorie emerse nell'ultimo mezzo secolo.

Quel che è certo è che se Marilyn è stata una star in vita, in morte è diventata una leggenda che ha ispirato artisti, registi, musicisti, scrittori, psicologi e collezionisti di reliquie. Nessun'altra attrice è, ancora oggi, altrettanto universalmente conosciuta e amata in ogni parte del mondo. E se le circostanze tragiche della sua fine hanno sicuramente contribuito a creare il mito, sono la sua bellezza, il suo talento, la sua verve comica e la sua innocenza ad affascinare ancora milioni di fan che vivono in un mondo distante anni luce dall'America anni '50 dei film di Marilyn Monroe.

Non c'è stato regista con cui abbia lavorato, da Joseph Mankiewicz che le affidò una delle sue prime parti in "Eva contro Eva", a John Huston che la diresse nel suo ultimo film, "Gli spostati", che non abbia apprezzato il suo talento e al tempo stesso cercato di contrastare la sua patologica insicurezza, la sua paura del set e, negli ultimi anni, la sua inaffidabilità, la sua dipendenza da farmaci e alcol e il deteriorarsi delle sue condizioni fisiche e mentali. Non c'è stato uomo che l'ha amata o adorata, da Joe Di Maggio a Arthur Miller, che sia riuscito a superare il muro di diffidenza e ostilità costruito nel corso di un'infanzia di abbandoni e abusi; non c'è stata amicizia né legame capace di sanare le ferite e colmare il vuoto affettivo di quell'infanzia, con un padre mai conosciuto e una madre mentalmente instabile che la diede in affidamento quando era piccolissima.

Marilyn è stata un'attrice brillante, di talento, e la più indimenticabile svampita bionda del grande schermo, ma è stata soprattutto una donna costretta a lottare per tutta la vita. Per essere presa sul serio come attrice, nel 1955, con una carriera in piena ascesa e l'uscita di un successo come "Quando la moglie è in vacanza", riuscì a convincere Lee Starsberg ad ammetterla all'Actor's Studio. In quello stesso anno, mentre si consolidava il suo status da star, costrinse la 20th Century Fox a concederle condizioni contrattuali che le dessero il controllo sulle scelte professionali: dalla possibilità di rifiutare copioni e registi all'avvio di una sua società di produzione. Per tutta la vita, senza successo, cercò di sconfiggere i propri demoni, fino a rivolgersi a psichiatri, cliniche specializzate e farmaci di ogni tipo.

http://marilynmonroe.com/

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