
Rinviati a giudizio un alto funzionario dell'Interno e un generale Gdf
Milano, 23 apr. (Apcom) - La Procura della Repubblica di Siracusa ha disposto il rinvio a giudizio per "concorso in violenza privata" del direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere del Ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi e del generale della Guardia di Finanza, Vincenzo Carrarini.
La richiesta riguarda il "respingimento" di circa 75 immigrati che, tra il 29 e il 31 agosto del 2009, furono intercettati da navi delle fiamme gialle al largo di Portopalo di Capo Passero e riportati in Libia su una nave della Gdf.
La Procura di Siracusa ha chiesto e ottenuto dal Gip il proscioglimento dei militari della Guardia di Finanza che intervennero sul posto "in considerazione del fatto che avevano operato per ordini superiori non manifestamente illegittimi".
Il processo a Ronconi e al generale Carrarini si celebrerà davanti il Tribunale di Siracusa, in composizione monocratica, che non ha ancora fissato la prima data dell'udienza.
Solidarietà ai due alti funzioanri dello stato das parte del ministro dell'Interno, Roberto Maroni e il capo della Polizia, Manganelli.
"L'azione dei competenti uffici si è svolta nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti in materia", ha detto Manganelli che, in una nota ufficiale, ha espresso "l'assoluta convinzione che l'azione dei competenti uffici si sia svolta nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti in materia".
Al centro del reato - dice la Procura - non è il "respingimento in sé" ma la mancata applicazione della legge italiana sul territorio nazionale, così come è considerata una nave della Guardia di Finanza. Secondo i magistrati i due imputati avrebbero tenuto una "condotta violenta" nel "ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volontà, 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni, intercettati in acque internazionali su un natante proveniente dalle coste libiche". Il reato si sarebbe configurato quando gli immigrati sono stati imbarcati "sulla nave della Finanza, ovvero su territorio italiano", operando in "aperta violazione delle norme di diritto interno e internazionale in materia di iimmigrazione recepite nel nostro ordinamento".
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http://www.assistentisociali.org/immigrazione/legislazione_sull_immigrazione.php

