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In Scozia l’energia arriva dalle onde

Autore: Redazione MTV News Data: 16 marzo 2010 Commenta
In Scozia l'energia arriva dalle onde

I primi impianti entro 2020

Milano, 16 mar. (Apcom) - La Scozia diventerà "l'Arabia Saudita dell'energia marina". Parola di Alex Salmond, premier scozzese che ha dato il via ai primi appalti per l'installazione di impianti commerciali per ricavare energia dalle onde e dalle correnti marine. I primi impianti saranno operativi entro il 2020 e forniranno energia elettrica a 700.000 famiglie.

L'iniziativa fa parte di un progetto più ampio del governo che prevede l'investimento di 75 miliardi di sterline per sviluppare almeno 25 gigawatt di energia eolica in nove siti al largo delle isole britanniche, fra cui due al largo della Scozia. Questo progetto, insieme con l'energia marina, dovrebbe ridurre del 30% le emissioni di gas serra della Scozia.

Tuttavia, le società che si occupano di energia rinnovabili ritengono che servano investimenti molto più corposi per sfruttare al meglio queste risorse; inoltre, il governo viene accusato di non avere investito abbastanza nei collegamenti fra i progetti che producono energia verde e la rete nazionale che distribuisce l'elettricità tradizionale. Questo provocherebbe una spesa eccessiva per i gestori per immettere l'energia in rete.

La situazione in Italia riguardo alle energie rinnovabili, secondo gli ultimi dati diffusi da Greenpeace, è frenata proprio da una rete elettrica inadeguata che limiterebbe di circa il 30% l'effettiva produzione eolica in Puglia, Campania, Basilicata e Sardegna.

http://www.greenpeace.org/italy/news/rinnovabili-reti-intelligenti

http://www.scotland.gov.uk/News/Releases/2010/03/16095233

Blitz di Greenpeace nel santuario dei cetacei

Autore: Redazione MTV News Data: 16 marzo 2010 Commenta
Blitz di Greenpeace nel santuario dei cetacei

Protesta contro la costruzione del rigassificatore di Livorno

Milano, 16 mar. (Apcom) - Blitz degli attivisti di Greenpeace alla nave Far Samson, che sta lavorando alla costruzione del rigassificatore offshore al largo delle coste tra Pisa e Livorno. Stamattina tre gommoni di Greenpeace, partiti dalla nave ammiraglia Rainbow Warrior, si erano avvicinati alla nave e alcuni attivisti sono saliti sulla gru esponendo alcuni striscioni: contemporaneamente altri attivisti, dai gommoni, hanno scritto sulla fiancata dell'imbarcazione "Balene finite". Due dei tre attivisti di Greenpeace arrampicati sulla gru della nave Far Samson a Livorno "sono stati rimossi in modo brutale e rischioso" ha denunciato l'associazione. Greenpeace ha organizzato l'azione dimostrativa per chiedere un incontro urgente con il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

"Il Santuario dei Cetacei - spiega l'associazione ambientalista sembra ormai condannato, ed è proprio il Governo italiano il principale responsabile del suo collasso, violando gli accordi presi con Francia e Monaco". Proprio in queste settimane sono iniziati i lavori per il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa che sarà la prima area marina industriale collocata proprio all'interno della zona tutelata dall'Accordo sul Santuario dei Cetacei. "Si tratta di un'area protetta solo sulla carta - spiega Giorgia Monti - Le balene se ne stanno andando mentre lo stato di degrado dell'area aumenta a causa del traffico navale, dell'inquinamento e, ora, della costruzione del primo sito industriale in mare". La situazione è critica: durante il censimento condotto nel 2008, Greenpeace ha trovato solo un quarto delle balenottere "attese", mentre la popolazione di stenelle sembra dimezzata rispetto ai valori registrati agli inizi degli anni '90.

http://www.greenpeace.org/italy/

Balene: per studiarle non serve ucciderle

Autore: Redazione MTV News Data: 15 marzo 2010 Commenta
Balene: per studiarle non serve ucciderle

La missione di un gruppo di ricercatori nell'Antartico

Milano, 15 mar. (Apcom) - Sono ricercatori francesi, australiani, neozelandesi: tutti hanno passato 6 settimane nell'Antartico con un solo obiettivo, dimostrare che per studiare le balene non è necessario ucciderle. Il team ha raccolto dati, ad esempio, sui loro spostamenti e sulla loro alimentazione, solo con tecniche non letali, come l'uso di satelliti per seguire i movimenti e le biopsie.

Il messaggio è rivolto direttamente ai giapponesi, grandi cacciatori di cetacei, che possono aggirare il divieto di caccia a scopi commerciali sostenendo la necessità di ammazzarle con finalità scientifiche. Secondo i critici la scienza è solo una scusa per poter cacciare in libertà le balene la cui carne viene poi venduta.

La spedizione ha aperto un dibattito sulla possibilità di fare ricerca senza uccidere: secondo il team appena rientrato dall'Antartico a tutte le domande si può trovare una risposta con metodi non cruenti mentre da Tokio l'ufficiale addetto alla pesca sostiene che non è possibile ottenere alcune informazioni fondamentali senza ammazzarle, fra cui l'età, il contenuto dello stomaco e la fertilità dell'esemplare.

Gli scienziati presenteranno i dettagli dei loro risultati in un summit ad Agadir, in Marocco.

http://www.maff.go.jp/e/index.html http://iwcoffice.org/

Gb, vietate pubblicità del governo sul clima: “Esagerano”

Autore: Redazione MTV News Data: 14 marzo 2010 Commenta
Gb, vietate pubblicità del governo sul clima: Esagerano

Numero record di reclami contro gli spot voluti da Ed Miliband

Milano, 14 mar. (Apcom) - Troppo allarmiste e non scientificamente fondate: è questo il motivo per cui le pubblicità del governo britannico per la tutela dell'ambiente sono state bocciate dall'Autorità di controllo della pubblicità. Secondo l'Asa infatti "esagerano" i possibili pericoli per la popolazione causati dai cambiamenti climatici.

Le pubblicità, commissionate dal ministro per l'Ambiente Ed Miliband e pubblicate su alcuni quotidiani, si servivano di rime e filastrocche per suggerire che la Gran Bretagna andrà inevitabilmente incontro a un aumento di tempeste, inondazioni e altri fenomeni meteorologici causati dal riscaldamento del clima.

L'Asa ha stabilito che il messaggio pubblicitario non è supportato da solide basi scientifiche e ha ingiunto al Dipartimento dell'Ambiente di non diffonderle più. Un grave imbarazzo per Ed Miliband - commenta oggi il Sunday Times - che aveva promosso la campagna, commissionando due poster e quattro pubblicità su carta stampata oltre a un breve video per televisione e cinema.

Diffusi dallo scorso ottobre in concomitanza con il summit sul clima di Copenaghen, gli spot pubblicitari hanno indotto ben 939 persone a sporgere reclamo presso l'Asa, un numero negativo record, mai raggiunto da nessun'altra pubblicità.

http://www.asa.org.uk/

Genova, blitz di Greenpeace contro il biodiesel da deforestazione

Autore: Redazione MTV News Data: 14 marzo 2010 Commenta
Genova, blitz di Greenpeace contro il biodiesel da deforestazione

Vestiti da oranghi gli attivisti hanno preso di mira una nave

Milano, 14 mar. (Apcom) - Alla prime luci dell'alba, tre gommoni di Greenpeace sono partiti dall'ammiraglia Rainbow Warrior per far 'visita' alla nave Bunga Melati, carica di biodiesel appartenente alla multinazionale Wilmar e ottenuto dall'olio di palma. Gli attivisti erano travestiti da oranghi, specie minacciata dalla deforestazione, e hanno fissato con dei magneti sulla fiancata della nave uno striscione con la scritta: "Taglia la CO2, non le foreste".

"E' su navi come questa - denuncia Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia - che ogni giorno in Italia arrivano prodotti provenienti dalla distruzione di uno degli ultimi polmoni del pianeta. L'espansione delle coltivazioni industriali di palma da olio per la produzione di beni di consumo come saponi, cioccolata, carta e persino biodiesel sta distruggendo le ultime foreste torbiere indonesiane, decimando gli ultimi oranghi e intossicando il clima del pianeta".

In Indonesia - denuncia l'associazione ambientalista - un ristretto gruppo di multinazionali molto potenti, tra cui Wilmar, controllano il mercato globale dell'olio di palma. In particolare, Wilmar è il più grande produttore di biodiesel al mondo e, allo stesso tempo, protagonista della deforestazione in Indonesia.

"Serve un'immediata moratoria sulla conversione delle foreste torbiere in piantagioni industriali di palma da olio - conclude Campione -. Tutte le aziende che non la sosterranno saranno direttamente responsabili del più grave dei crimini ambientali. Soltanto proteggendo gli ecosistemi forestali in Indonesia possiamo salvare gli ultimi oranghi dall'estinzione e il clima del pianeta dal collasso" conclude Campione.

http://www.greenpeace.org/italy/news/nave-blocco-olio-di-palma