Giuliano (attaccante e freestyler) e Mariano (difensore), 19 anni, giocano dal settembre 2009 nella Pro Patria Calcio di Busto Arsizio, squadra nella prima divisione della Lega Pro. Mariano arriva dalla primavera del Genoa, mentre Giuliano dai giovanissimi del Cuneo. Sono amici sia fuori che dentro al campo di calcio e condividono anche la casa. Secondo gli addetti ai lavori sono tra le nuove promesse del calcio italiano, ma la stagione attuale per entrambi è stata deludente. Giuliano è arrivato a 9 anni dall’Albania e da subito ha iniziato a giocare a calcio, Mariano è di Genova e il calcio ha sempre fatto parte della sua vita.
La storia di Luca e Dario
Un gruppo di maturandi dell’Istituto Tecnico Commerciale “Antonio De Marco” di Triggiano, un comune di ventimila abitanti in provincia di Bari, due anni fa ha deciso di mettere in piedi una squadra di calcetto dal nome piuttosto bizzarro, “Yellowdiamo”, un gioco di parole che prende spunto dal colore della maglia (giallo), ma che sta anche a dire “Glielo diamo… il goal!”. I ragazzi della Yellowdiamo hanno “ricostruito” la struttura di una vera e propria squadra professionistica: hanno eletto un Presidente, un Amministratore Delegato e un Direttore Sportivo (coinvolgendo i compagni di classe che per vari motivi non giocano a calcio). Il Presidente, Filippo Campobasso, è un ragazzo disabile e nella rosa dei giocatori spiccano Luca, l’attaccante-schiappa, cui hanno assegnato il premio “Bidone d’oro” e Dario, il capitano difensore “umorista”.
La storia di Benka
Benka, diminutivo di Benkacem, ha 19 anni e si è trasferito giovanissimo dal Marocco in Italia. Vive a Gratosoglio, una delle zone più difficili della periferia milanese. La sua passione, fin da piccolo, è il calcio, che pratica nel campo della parrocchia del quartiere. E proprio grazie a questa sua passione, all’aiuto del prete della parrocchia e dei volontari Benka è riuscito a finire gli studi e a stare lontano dalla strada e dalle brutte compagnie che frequentava. Ora ha un lavoro fisso, gioca in una squadra e allena i ragazzi della squadra giovanile che lo ha levato dalla strada.
La storia di Roberto
Roberto ha 19 anni, è di Napoli, ma da sei anni vive a Empoli, dove gioca nella primavera.
Roberto ha imparato l’arte del pallone per strada, nel Rione Traiano, dove è nato e cresciuto, sognando di diventare Maradona. La sua carriera calcistica inizia prestissimo: prima milita nel Boys Quarto e nel Soccavo, fino a quando non approda negli esordienti del Napoli, dove vince numerosi trofei. A seguito del fallimento della società, nel 2004, passa all’Empoli. I genitori, che vivono a Napoli, lo sostengono incondizionatamente e ogni due settimane vanno ad Empoli per vederlo giocare.
Mondiali, paura Buffon: impossibile stabilire la data del rientro

Il numero 1 azzurro interessato da un risentimento sciatico
Milano, 15 giu. (Apcom) - Sulla Nazionale impegnata al mondiale in Sudafrica cade la tegola Buffon. Il numero 1 azzurro, sostituito ieri all'inizio del secondo tempo del match con il Paraguay per un'infiammazione al nervo sciatico di sinistra, potrebbe restare fuori più di quanto inizialmente previsto.
"Inizierà immediatamente la terapia medica e una fisioterapia adeguata, oltre agli opportuni esami strumentali - ha spiegato il responsabile dello staff medico azzurro Enrico Castellacci - al momento non è ipotizzabile una data di rientro, che verrà individuata in base alle condizioni cliniche soggettive".
Questo campionato, già povero di goal e di risultati, sembra un po' sfortunato per le star mondiali: da Cristiano Ronaldo, a Drogba, a Rooney, forse fino a Lionel Messi, nessuno sta mostrando un calcio all'altezza delle, peraltro altissime, aspettative. Non va meglio alla stessa nazionale italiana dove la star manca del tutto; si fa leva sul gruppo ma i "Lippi-scettici" tornano all'attacco: "A questa squadra manca Antonio Cassano".
La storia di Matteo e Stefano
Matteo (13 anni) e Stefano (14) vivono a Roma, sulla Tiburtina, in zona Portonaccio. Sono amici di quartiere, frequentano la stessa scuola e sognano di diventare dei campioni. Il calcio è la loro passione, non solo come tifosi (uno è della Roma e l’altro della Lazio), ma soprattutto come giocatori. Giocano dalle tre alle otto al campetto sotto casa e due volte a settimana si allenano in una delle scuole più rinomate del calcio romano. Quando non possono giocare dal vivo, si sfidano, sempre a calcio, alla playstation. A scuola non vanno molto bene, ma le famiglie li supportano nella loro passione e nel loro sogno.
Borriello critica Saviano: su Napoli ha scritto solo cose brutte

Il papà del centravanti milanista fu ucciso dalla camorra nel '93
Milano, 2 giu. (Apcom) - Un padre ucciso dalla camorra a San Giovanni a Teducci, il quartiere napoletano con il più alto tasso di famiglie malavitose in Italia. Un bimbo che resta orfano di padre a 11 anni e che, con allenamento, costanza e sacrificio, diventa il bomber del Milan. È Marco Borriello, che in una lunga intervista a Gq, in edicola dal 3 giugno, parla della sua vita e della sua città e critica lo scrittore Roberto Saviano: "Per me, Saviano è uno che ha lucrato sulla mia città. Non c'era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos'è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto", dice Borriello.
"Ho sempre avuto una famiglia alle spalle che mi ha sostenuto e non mi ha mai fatto mancare niente. Poi a un certo punto è capitato uno spiacevole episodio, ma l'affetto c'è sempre stato".
Lo "spiacevole episodio" è un padre, Vittorio, ucciso dalla camorra. "Crescere senza una figura maschile di riferimento è stato duro. Per fortuna, abbiamo avuto una mamma che ci ha fatto anche da papà. Comunque è un'esperienza che mi ha rafforzato e reso più responsabile. Altrimenti non sarei andato via da casa a 14 anni".
San Giovanni a Teduccio, "non è la giungla - spiega - ma nemmeno Disneyland. Diciamo che ti tempra e ti insegna a stare sveglio fin da piccolo. Prendi un bambino di 8 anni di Napoli e uno venuto su altrove: la differenza si vede".
http://www.marcoborriello.fan-club.it/
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Camorra-all%27-attacco/2049361
Polemica a distanza tra Ranieri e Mourinho

Ranieri: Le sue sono bombe a orologeria. Mou: Preparo calciatori non gladiatori
Milano, 8 mag. (Apcom) - Scambio di battute al vetriolo tra Ranieri e Mourinho alla vigilia della penultima giornata di campionato. L'allenatore della Roma ha accusato il tecnico nerazzurro di avere basato la sua esperienza italiana su una tattica di comunicazione incendiaria: "Le sue parole - ha detto - sono bombe ad orologeria". Secca la replica dello Special one: "Io so vincere. Preparo calciatori, non gladiatori".
Le polemiche che sono seguite a Roma-Inter non vanno giù a Claudio Ranieri. Il tecnico della Roma, ha puntato il dito sulle accuse arrivate da Josè Mourinho secondo il quale la società giallorossa avrebbe preparato un premio per i giocatori del Siena, nel caso riuscissero a fermare i nerazzurri all'ultima giornata favorendo un possibile sorpasso della Roma in corsa per lo scudetto: "A me piacciono i valori dello sport - ha detto Ranieri - do e pretendo rispetto. Qui in Italia, invece, si sta cambiando troppo rapidamente verso altri modi di vedere il calcio e questo non mi piace. È troppo facile motivare e creare un gruppo facendolo sentire attaccato da tutti e da tutto. Sono abituato a vincere in un altro modo, credo che lo sport sia un veicolo importante per la positività nella società".
La risposta dello Special one non si è fatta attendere. L'allenatore portoghese dell'Inter ha replicato attraverso il sito del club nerazzurro definendosi un lavoratore e ironizzando sulla figura professionale del titolare della panchina giallorossa.
"Oggi si è parlato di come si motivano i giocatori - ha detto Mourinho - lo si fa tutti i giorni con il lavoro del gruppo, allenamento dopo allenamento. Non lo si fa certo facendo vedere un film alla squadra prima di una finale di coppa. I giocatori sono professionisti seri, non vanno trattati come bambini. Noi abbiamo preferito lavorare sul campo e abbiamo studiato a fondo la Roma e i suoi punti deboli. Se prima di una partita metto la squadra a guardare 'Il Gladiatore', i miei giocatori si mettono a ridere o chiamano il dottore chiedendogli se sono malato".
"Non credo di essere un fenomeno - ha concluso - però ho lavorato tanto per aiutare la mia squadra. Non ho mai pianto, ho sempre lavorato duramente per ottenere i risultati con i miei giocatori. Prima della finale di Tim Cup ho visto sei partite della Roma per trovare i loro punti deboli lavorandoci diciotto ore, perché ogni partita sulla quale lavoro al computer mi impegna per tre ore circa. Dopo ho passato tante altre ore selezionando le parti che mi servivano e lavorandoci sopra con i vari programmi utili al mio lavoro. Certo che è più facile scegliere un film da proiettare prima della gara, ma Ranieri ha dimenticato che i suoi giocatori sono dei campioni e non dei bambini".
Calcio, Maroni: daspo anche per genitori e giocatori

Provocazione del ministro contro la violenza negli stadi
Milano, 24 apr. (Apcom) - Il "daspo", il divieto di accesso allo stadio per i tifosi violenti, "andrebbe dato ai genitori che incitano i figli piccoli a comportamenti violenti sui campetti di calcio e anche a certi giocatori che danno esempi negativi: come un giocatore che esulta e un altro che gli da un calcio e lo fa cadere". Lo ha detto il ministro dell'Interno Maroni parlando della violenza negli stadi.
Il titolare del Viminale, a Pistoia per ricevere il premio Memorial Giampaolo Bardelli per i risultati ottenuti dalla tessera del tifoso, ha spiegato: "Spesso il sabato vado a vedere mio figlio piccolo giocare a calcio, e sento genitori che incitano bambini di 11, 12 anni a spaccare le gambe agli avversari in campo.
Sulla sicurezza negli stadi "dopo l'omicidio di Raciti è stato fatto un ottimo lavoro da parte delle forze dell'ordine e di tutti quelli che si sono impegnati per creare una situazione di sicurezza" ha detto il ministro degli Interni Roberto Maroni. "La tessera - ha aggiunto - è uno strumento importante per garantire che chi vuole andare allo stadio, possa farlo in tutta tranquillità e sicurezza".
"L'opera, seppur meritoria - ha detto Maroni - delle Forze dell'ordine non e' sufficiente. Dobbiamo educare i giovani e fare di tutto per arginare una risorgente violenza". Dopo l'adozione dei Daspo ("sono in aumento e questo mi preoccupa" ha detto Maroni) un altro provvedimento da adottare che si puo' rivelare efficace in materia di sicurezza è l'affidamento degli stadi alle società di calcio.
Multa da 20mila euro a Totti per il gesto nel derby con la Lazio

Ammenda da 40mila euro a ciascuna delle due società per scontri
Milano, 20 apr. (Apcom) - Nessuna stangata alla Lazio dal giudice sportivo della Lega calcio, nessuna squalifica per Francesco Totti, ma multe salate per i fatti avvenuti prima, durante e dopo il derby della capitale, posticipo della trentaquattresima giornata del campionato di Serie A giocato domenica sera all'Olimpico e vinto 2-0 dai giallorossi.
I pollici versi rivolti dal capitano della Roma ai suoi tifosi, in riferimento al pericolo retrocessione che corrono i 'cugini' biancocelesti, valgono una multa da 20mila euro per un "gesto platealmente provocatorio" indirizzato "ai calciatori ed ai tifosi avversari.
Nessun provvedimento invece nei confronti del difensore laziale Stefan Radu, che aveva rifilato uno 'sgambetto' a Simone Perrotta subito dopo il fischio finale. L'atto non rappresenta, secondo il giudice, un atto di "condotta violenta" che, se "non vista" dall'arbitro, rende ammissibile la "prova televisiva", con i consequenziali effetti sanzionatori. Lo sgambetto, in sostanza, non aveva "intenzionalità lesiva".
Multa da 40mila euro per ciascuna delle due società per i gravi scontri avvenuti fra le tifoserie prima e dopo la partita e per i lanci di oggetti in campo e l'esplosione di petardi e accensione di fumogeni.
Non sono stati squalificati nemmeno Mauro Zarate e Roberto Baronio: l'attaccante argentino ha colpito alla schiena con una pallonata un calciatore avversario al termine della partita, il centrocampista ha minacciato un avversario al rientro negli spogliatoi. Multa per entrambi: 8mila euro a Zarate e 5mila a Baronio. Scontate invece le squalifiche per Christian Ledesma, 2 turni per l'applauso che gli è costato il cartellino rosso rivolto all'arbitro Paolo Tagliavento dopo l'ammonizione nel finale di partita, e per Aleksandar Kolarov, un turno (era in diffida).
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