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Marea nera, stop alla moratoria, si torna alle trivellazioni

Autore: Redazione MTV News Data: 23 giugno 2010 Commenta
Marea nera, stop alla moratoria, si torna alle trivellazioni

Giudice federale ribalta provvedimento dell'amministrazione Obama

Milano, 23 giu. (Apcom) - Si torna alle trivellazioni nel Golfo del Messico, nonostante il disastro ambientale assuma ogni giorno che passa . Un giudice federale di New Orleans ha sospeso la moratoria di sei mesi sulle trivellazioni imposta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il provvedimento era stato preso in risposta all'incidente, avvenuto lo scorso 20 aprile, della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, incidente che ha causato una catastrofe ambientale nel Golfo del Messico. La decisione è arrivata dopo che numerose aziende che offrono servizi sulle piattaforme petrolifere offshore avevano chiesto al giudice Martin Fieldman di ribaltare la moratoria.

Nella sentenza Fieldman ha spiegato che il Dipartimento del Territorio non era riuscito a dare motivazioni adeguate per la moratoria. L'amministrazione Obama aveva bloccato i permessi per nuove trivellazioni e aveva inoltre sospeso 33 esplorazioni petrolifere nel Golfo del Messico.

"Faremo immediatamente ricorso contro la sentenza" ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs spiegando che il presidente Obama è decisamente convinto che continuare a trivellare a queste profondità senza sapere quello che succede non ha nessun senso.

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Marea nera, difficoltà nel posizionamento della cupola

Autore: Redazione MTV News Data: 9 maggio 2010 Commenta
Marea nera, difficoltà nel posizionamento della cupola

Fallito il primo tentativo, rischio nuova esplosione

Milano, 9 mag. (Apcom) - Fallito il primo tentativo di contenere la fuga di greggio nel Golfo del Messico con la speciale cupola di cemento posata ieri sul fondale dai tecnici della Bp: delle formazioni di ghiaccio e metano hanno infatti aumentato la galleggiabilità della struttura incrostandone l'interno. La formazione di alcuni cristalli di ghiaccio e metano, infiammabili, ha costretto i tecnici a risollevare la cupola per scongiurare il rischio di una nuova esplosione.

Una soluzione verrà studiata nei prossimi due giorni, ma è improbabile che la fuga - oltre 11 milioni di litri di greggio riversati in mare dal 20 aprile scorso - possa venire arginata in tempi brevi.

"Non posso dire che la missione sia fallita - ha spiegato Doug Suttles, capo ufficio operazione della Bp - tuttavia dobbiamo aspettare almeno 48 ore per capire se e come questo problema si possa risolvere".

I problemi tecnici per il funzionamento della cupola, pero', sono enormi, e richiedono soluzioni mai sperimentate in precedenza. La piattaforma è sul fondo dell'oceano, a 1.500 metri di profondità.

Nel frattempo macchie di catrame - probabilmente originate dalla mera nera nel Golfo - sono arrivate su Dauphin Island, a circa cinque chilometri dalle coste dell'Alabama, mentre i soccorritori continuano a generare roghi controllati per cercare di limitare il danno ambientale.

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Roghi controllati per bruciare la macchia di petrolio nel Golfo del Messico

I soccorritori danno fuoco al greggio per limitare la catastrofe ambientale

Milano, 29 apr. (Apcom) - Sono cominciati nel Golfo del Messico i primi roghi controllati per incendiare la massa di petrolio che si è sprigionata dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della Brithish petroleum, distrutta da un incendio il 22 aprile.

Tecnici e soccorritori hanno racchiuso una quantità di greggio in barriere galleggianti dandole poi fuoco allo scopo di limitare i danni che provocherebbe l'enorme massa d'oro neroarrivando sulle coste della Louisiana, dov'è attesa già nelle prossime ore.

Se l'operazione dovesse andare bene su piccole porzioni della chiazza si continuerà su più larga scala. Si va quindi verso un gigantesco rogo controllato, mentre la chiazza ha ormai ha raggiunto i 74.000 chilometri quadrati e una circonferenza di 970 chilometri, più del doppio di uno Stato come il Belgio.

La compagnia, intanto, ha scoperto una nuova falla rivedendo in peggio le stime sulla quantità di petrolio che viene riversata in mare ogni giorno, pari - dicono - a circa 5mila barili.

Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha lanciato un appello al dipartimento per la Sicurezza interna affinché siano forniti aiuti di emergenza per scongiurare una catastrofe ambientale lungo le coste del suo stato, minacciate dalla chiazza di petrolio.

"La nostra priorità assoluta - Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha lanciato un appello al dipartimento per la Sicurezza interna affinché siano forniti aiuti di emergenza per scongiurare una catastrofe ambientale lungo le coste del suo stato, minacciate dalla chiazza di petrolio.

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La macchia di petrolio minaccia la Louisiana: è grande quanto una metropoli

Si allarga la scia di greggio sgorgata dalla piattaforma Bp

Milano, 27 apr. (Apcom) - E' sempre più grande la macchia di petrolio fuoriuscita dalla piattaforma "Deep Water Horizons" della British Petroleum affondata in mare, dopo un incendio, nel Golfo del Messico il 22 aprile scorso. Da quel giorno, al ritmo di 1000 barili al giorno, il greggio sgorga da valvole e tubature riversandosi in mare. La macchia ha raggiunto una superficie di 1500 km quadrati, quanto una metropoli enorme come Città del Messico, e sta mettendo in pericolo le coste della Louisiana a circa 70 chilometri dal luogo dell'incidente, in cui hanno anche perso la vita 11 persone.

Le operazioni per bloccare le perdite erano sono riprese dopo l'interruzione forzata nel fine settimana a causa del maltempo: all'opera ci sono quattro robot sottomarini pilotati a distanza, 32 imbarcazioni e alcuni velivoli che stanno disperdendo uno spray diluente sulla macchia. Se la missione dei robot dovesse fallire, ipotesi ritenuta possibile da Doug Suttles, responsabile delle ricerche e produzione di Bp, il rischio di un serio danno ambientale sarebbe reale.

Il Wwf ricorda che l'arrivo del petrolio potrebbe dare il colpo di grazia alla biodiversità e di una zona già tragicamente colpita dall'uragano Katrina. Ne risentirebbe anche il sistema riproduttivo del mare, mettendo così in pericolo la pesca. "Al di là dell'adozione di severe norme e regole per evitare simili tragedie, è del tutto evidente che il mondo deve prepararsi a uscire dai combustibili fossili e iniziare una nuova era - ha spiegato Mariagrazia Midulla, responsabile clima del Wwf - Lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi è e sarà sempre più complesso, richiede e richiederà grossi sforzi, e comporta e comporterà sempre nuovi pericoli anche ambientali". L'amministrazione Obama, recentemente, ha dato il via libera a nuove trivellazioni petrolifere proprio nella zona del Golfo del Messico.

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Australia, aumenta rischio disastro ecologico barriera corallina

Autore: Redazione MTV News Data: 6 aprile 2010 Commenta
Australia, aumenta rischio disastro ecologico barriera corallina

Per le autorità il cargo incagliato è una "bomba a orologeria"

Milano, 6 apr. (Apcom) - Il primo ministro australiano Kevin Rudd ha giudicato "scandaloso" l'incidente del cargo cinese Shen Neng 1, arenato vicino alla Grande barriera corallina, nel Queensland dove le autorità temono un grave disastro ecologico in una località turistica inserita tra i siti patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco.

Sabato 3 aprile, la nave ha urtato un banco di sabbia, 70 chilometri al largo della costa dello stato del Queensland, provocando la rottura di un serbatoio del combustibile e la formazione di uno strato di gasolio di circa 3 chilometri. "La situazione resta preoccupante e la minaccia per la Grande barriera corallina è grave", ha dichiarato Rudd dopo aver sorvolato la località nel nordest dell'Australia. "Dal mio punto di vista, è scandaloso che una nave possa trovarsi nella Grande barriera corallina", ha aggiunto. "È il bene naturale più prezioso d'Australia e qualsiasi minaccia a suo carico è particolarmente grave". Rudd si è impegnato a punire i responsabili.

Il primo ministro del Queensland, Anna Bligh, ha segnalato che i proprietari della nave cinese rischiano una multa che può arrivare fino a 920mila dollari statunitensi. La nave, che è lunga 230 metri contiene 65mila tonnellate di carbone e 975 di gasolio. È in corso un'inchiesta, mentre la sicurezza marittima australiana ha avviato indagini per determinare se navi straniere "imbocchino" scorciatoie illecite attraverso il parco naturale della Grande barriera. "Abbiamo sempre detto che la nave si trovava in una zona dove non avrebbe dovuto essere. L'indagine esaminerà in che modo si è trovata su questa rotta", ha indicato Patrick Quirk, direttore dei servizi della sicurezza marittima.

Secondo specialisti a bordo, la struttura del cargo sarebbe relativamente stabile. "Ma tengo a sottolineare che i rischi sono sempre dietro l'angolo", ha informato Quirk. Da parte sua il senatore dei Verdi, Bob Brown, che ha sorvolato la zona ieri, ha ritenuto che la nave sia una "bomba a orologeria" e ha invitato a riesaminare le procedure marittime nelle zone sensibili.

Lo Shen Neng 1 era diretto in Cina proveniente dal porto australiano di Gladstone, destinato a svolgere un ruolo strategico nella crescita delle esportazioni di materie prime e di gas. La Grande barriera corallina si estende su oltre 345mila chilometri quadrati.

http://www.perthnow.com.au/news/oil-spilling-from-shen-neng-1-after-it-ran-aground-on-reef-off-queensland-coast/story-e6frg12c-1225849753534