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Siria, nuova offensiva dell’Isis contro la città di Kobane

Autore: Redazione MTV News Data: 9 ottobre 2014 Commenta
Siria, nuova offensiva dell'Isis contro la città di Kobane

Pinotti: Stato islamico preoccupa, ormai è alle nostre coste

Milano, 9 ott. (TMNews) - I miliziani dello Stato islamico hanno lanciato una nuova offensiva nella zona orientale della città curdo-siriana di Kobane da dove si erano ritirati dopo i raid aerei lanciati dalla comunità internazionale guidata dagli Usa. "Sono in corso violenti scontri nell'est di Kobane dopo che lo Stato islamico ha lanciato un'offensiva per riconquistare le zone di cui ha perso il controllo", ha detto Rami Abdel Rahman, direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, che in precedenza aveva riferito della ritirata dell'Isis. Almeno tre combattenti delle Unità di protezione del popolo curdo (YPG) sono rimasti uccisi oggi, mentre non è chiaro quante siano le vittime tra i jihadisti. L'Isis è entrato a Kobane lunedì notte, dopo quasi tre settimane di assedio; ieri ci sono stati scontri nelle zone est, ovest e sud della città che hanno causato la morte di almeno 32 miliziani dello Stato islamico, di cui 20 nei raid aerei. Il timore della minaccia islamista continua a estendersi. L'Isis rappresenta oramai una "preoccupazione per il mondo intero e per l'Occidente in particolare, anche perchè, a questo punto, lo abbiamo sulle nostre coste". Così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha commentato l'adesione di un gruppo islamista libico al califfato di al Baghdadi. A margine della premiazione di un gruppo di opere dedicate al bicentenario dell'Arma dei carabinieri, il ministro ha fatto rilevare come i cosiddetti "foreign fighters" ormai rappresentano quasi il 10% dei combattenti del califfato e questo rappresenta una "forte preoccupazione anche per gli stessi paesi arabi. Il terrorismo ha fatto il salto di qualità e vuole farsi Stato. Questo costituisce un rischio sia in Libia che in altri paesi del Nord Africa e non per niente l'Italia è stata tra le prime a aderire alla coalizione internazionale, perchè l'Isis va contrastata su più fronti, non solo quello militare ma anche quello politico, economico e sociale. Non possiamo accettare l'idea che vi sia il rischio, in futuro, di non avere più diritti e che vi sia un attacco ai diritti umani". http://www.bbc.com/news/world-middle-east-29532291

Fmi taglia stime crescita Italia, Pil 2014 -0,2%, nel 2015 +0,8%

Autore: Redazione MTV News Data: 8 ottobre 2014 Commenta
Fmi taglia stime crescita Italia, Pil 2014 -0,2%, nel 2015 +0,8%

Disoccupazione record 12,6% poi limatura, inflazione quasi a zero

Milano, 8 ott. (TMNews) - Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica sull'Italia: ora sul 2014 indica un meno 0,2 per cento del Pil mentre nel 2015 la ripresa si limiterà ad un più 0,8 per cento. Si tratta di valori rispettivamente di 0,5 e 0,3 punti percentuali più bassi rispetto all'aggiornamento delle previsioni effettuato lo scorso luglio. Le nuove cifre sono contenute nei capitoli centrali del World Economic Outlook, diffusi mentre a Washington si stanno aprendo le assemblee autunnali con la Banca Mondiale. Sempre secondo il Fmi in Italia la disoccupazione continuerà a crescere quest'anno, toccando un picco del 12,6 per cento per poi segnare una limatura al 12 per cento nel 2015. L'inflazione manterrà una dinamica molto debole, solo 0,1 per cento di crescita dei prezzi al consumo nel 2014 e 0,5 per cento nel 2015. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-07/fmi-peggiorano-stime-crescita-l-italia-2014-02percento-2015-+08percento-150532.shtml?uuid=ABvyOt0B

Erdogan: Kobane sta per cadere, serve anche intervento di terra

Autore: Redazione MTV News Data: 8 ottobre 2014 Commenta
Erdogan: Kobane sta per cadere, serve anche intervento di terra

La campagna Usa contro l'Isis sarebbe già costata 1,1 miliardi

Milano, 8 ott. (TMNews) - La città curdo-siriana di Kobane è "sul punto di cadere" nelle mani dei jihadisti, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha aggiunto di ritenere necessario un intervento militare di terra per fermare i jihadisti dell'Isis. Intanto, la campagna contro l'Isis in Iraq e Siria è già costata agli Stati Uniti una cifra che raggiungerebbe il miliardo e cento milioni di dollari, da quando è cominciata a metà giugno, compresi 62 milioni di dollari spesi solo per i raid condotti dalla Marina. Lo U.S. Central Command, che ha la responsabilità delle operazioni in Medio Oriente, Nordafrica e Asia centrale, ha pubblicato il resoconto contabile: sono stati lanciati circa 185 missili, compresi i 47 cruise lanciati dalle navi della Marina nella regione; il numero di munizioni sparate dall'Air Force, invece, è vicino a mille, ma non sono stati forniti i costi per le operazioni dell'Aeronautica. In gran parte, i costi sostenuti dalla Marina riguardano i 47 Tomahawk lanciati dalle navi da guerra statunitensi nel golfo Persico e nel Mar Rosso contro il gruppo Khorasan, la cellula di veterani di al Qaida attiva nella regione così definita dall'amministrazione statunitense; i raid avrebbero colpito otto località a ovest di Aleppo, in Siria. Secondo i funzionari del Pentagono, l'intervento militare contro l'Isis sta costando in media tra i sette e i dieci milioni di dollari al giorno, ma le operazioni sono notevolmente aumentate da quando il presidente Barack Obama ha deciso d'intervenire in Siria anche per contrastare il gruppo Khorasan, che rappresenterebbe, al contrario dell'Isis, una diretta minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, visto che starebbe pianificando attacchi imminenti contro l'America e gli interessi occidentali. Al momento, ha aggiunto il Central Command, ci sono più di 1.300 soldati statunitensi in Iraq. Una coalizione di circa 40 nazioni sta partecipando alle operazioni guidate dagli Stati Uniti, inclusi diversi Pesi arabi, che stanno conducendo raid aerei in Siria. Diversi Stati europei stanno partecipando agli attacchi aerei in Iraq, ma non in Siria. http://edition.cnn.com/2014/10/07/world/meast/isis-airstrikes/index.html?hpt=hp_t1

Miliziani Isis a Kobane, conquistati tre quartieri della città

Autore: Redazione MTV News Data: 7 ottobre 2014 Commenta
Miliziani Isis a Kobane, conquistati tre quartieri della città

Combattimenti in corso anche in aree a ovest e sud della città

Milano, 7 ott. (TMNews) - Gli jihadisti dello Stato islamico sono entrati questa mattina in tre diversi quartieri della città di Kobane, nel nord della Siria, al confine con la Turchia, mettendo in fuga centinaia di residenti locali. "Hanno conquistato l'area industriale, Maqtala al Jadida e Kani Arabane, nell'Est della città, dopo violenti combattimenti contro le unità a protezione del popolo curdo", ha dichiarato il direttore dell'Osservatorio siriano sui diritti umani, Rami Abdel Rahmane, evocando scene di "guerriglia urbana". L'avanzata dei combattenti dello Stato islamico, ha spiegato su Twitter il responsabile dell'organizzazione non governativa, ha provocato "la fuga di centinaia di civili verso la vicina Turchia". Intanto, sulla sua pagina Facebook, un militate curdo originario di Kobane, Mustafa Ebdi, ha precisato che i combattenti dell'Isis "hanno lanciato l'assalto grazie a dei kamikaze che si sono fatti esplodere" in città. Combattimenti sono anche in corso nella aree a ovest e sud della città siriana di Kobane, vicino al confine con la Turchia. Lo ha riferito l'Osservatorio siriano sui diritti umani, spiegando che colpi d'arma da fuoco sono stati uditi questa mattina in quelle zone della città presa d'assalto dagli islamici. I jihadisti hanno già conquistato tre diversi quartieri di Kobane, l'area industriale, Maqtala al Jadida e Kani Arabane, nell'Est della città. Per tutta risposta, aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti hanno bombardato alcune postazioni dei combattenti dell'Isis a Sud-ovest di Kobane.

Usa: 61,8 milioni di abitanti parlano un’altra lingua in casa

Autore: Redazione MTV News Data: 7 ottobre 2014 Commenta
Usa: 61,8 milioni di abitanti parlano un'altra lingua in casa

Dati record di un fenomeno in costante aumento nei decenni

Milano, 7 ott. (TMNews) - Quasi 62 milioni di persone residenti negli Stati Uniti parlano in casa una lingua diversa dall'inglese. Lo certifica il Center for Immigration Studies (Cis), secondo cui il fenomeno - che ha raggiunto una dimensione record - riguarda un residente su cinque di almeno quattro anni. Secondo il rapporto, il numero delle persone che parlano un'altra lingua in famiglia è aumentato di 2,2 milioni, negli Stati Uniti, tra il 2010 e il 2013.

Il numero delle persone che parlano in famiglia una lingua diversa dall'inglese è aumentato costantemente nel corso degli ultimi decenni, crescendo di quasi 15 milioni dal 2000 e di quasi 30 milioni dal 1990. Il risultato è che circa 27,2 milioni delle persone che parlano una lingua straniera in casa (il 44% del totale) non sono immigrati negli Stati Uniti.

Gli Stati con l'aumento percentuale più alto di 'foreign-language speakers' dal 2010, secondo il rapporto, sono North Dakota, Oklahoma e Nevada. Il numero delle persone che hanno lo spagnolo come prima lingua è cresciuto di 1,4 milioni tra il 2010 e il 2013, superando di gran lunga quelle che parlano altre lingue, come il cinese e l'arabo, aumentate in centinaia di migliaia di unità. Più del 25% delle persone che parlano in famiglia un'altra lingua affermano di non parlare l'inglese molto bene, secondo il rapporto del Cis.

http://www.prnewswire.com/news-releases/record-618-million-us-residents-speak-foreign-language-at-home-278193451.html

Siria, Stato islamico issa due bandiere alla periferia di Kobane

Autore: Redazione MTV News Data: 7 ottobre 2014 Commenta
Siria, Stato islamico issa due bandiere alla periferia di Kobane

Nato pronta a sostenere la Turchia in caso di minaccia dell'Isis

Milano, 7 ott. (TMNews) - Le milizie jihadiste dello Stato islamico hanno issato lunedì pomeriggio due bandiere nere - i loro colori - all'estremità est della città di frontiera siriana di Kobane che assediano. Lo hanno riferito fotografi dalla vicina frontiera turca. Una delle due bandiere è stata posizionata su una collina e un'altra su un edificio situato nell'est della città. Le milizie di al Baghdadi hanno da tempo lanciato un'offensiva contro Kobane, località strategica che intendono conquistare a tutti i costi per garantirsi il controllo completa di una striscia di territorio lungo la frontiera tra la Siria e la Turchia. Di fronte alla minaccia crescente dell'Isis, la Nato si è detta è pronta a sostenere la Turchia in caso di minaccia dello Stato Islamico. Lo ha dichiarato a Varsavia il nuovo segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. "La Turchia è un alleato della Nato e la nostra prima responsabilità è proteggere l'integrità e le frontiere della Turchia. E' la ragione per la quale abbiamo dispiegato missili Patriot: per migliorare e rafforzare la sua difesa aerea", ha indicato Stoltenberg alla stampa nella capitale polacca, dove effettua la sua prima visita all'estero dalla sua entrata in carica, lo scorso 1 ottobre. "La Turchia dovrebbe sapere che la Nato sarà lì se ci fosse uno sconfinamentom un attacco (...) come conseguenza delle violenze che viviamo in Siria", ha insistito. Paese in cui il segretario generale ha denunciato "una situazione molto, molto seria". http://www.bbc.com/news/world-middle-east-29509828

Ebola, negli Usa il quinto americano che ha contratto il virus

Autore: Redazione MTV News Data: 6 ottobre 2014 Commenta
Ebola, negli Usa il quinto americano che ha contratto il virus

Critiche le condizioni dell'altro contagiato ricoverato a Dallas

Milano, 7 ott. (TMNews) - Negli Stati Uniti Ashoka Mukpo, 33 anni, il quinto americano ad aver contratto l'ebola in Africa occidentale. Il cameraman della Nbc sarà ospitato in isolamento nell'unità speciale del Nebraska Medical Center, che ha già curato Rick Sacra, che il 25 settembre ha lasciato l'ospedale dopo tre settimane, durante le quali ha ricevuto il farmaco sperimentale Tkm-Ebola di Tekmira Pharmaceuticals e due trasfusioni di sangue da Kent Brantly, il dottore statunitense che per primo, insieme alla missionaria Nancy Writebol, aveva contratto il virus, riuscendo poi a guarire. Intanto, a Dallas, restano critiche le condizioni di Thomas Eric Duncan, il primo uomo a cui l'ebola è stata diagnosticata negli Stati Uniti. http://www.nytimes.com/2014/10/04/us/for-journalists-a-stark-reminder-of-the-risk-in-covering-a-deadly-epidemic.html?module=Search&mabReward=relbias%3Aw%2C%7B%222%22%3A%22RI%3A16%22%7D

Messico, 43 studenti scomparsi a Iguala: rirovati 28 corpi

Autore: Redazione MTV News Data: 6 ottobre 2014 Commenta
Messico, 43 studenti scomparsi a Iguala: rirovati 28 corpi

Due malviventi confessano: almeno 17 li abbiamo uccisi noi

Milano, 6 ott. (TMNews) - "Li abbiamo uccisi noi", due presunti membri di una gang criminale messicana hanno confessato di aver ucciso almeno 17 dei 43 studenti scomparsi dal 29 settembre nel Sud del Messico. Lo ha dichiarato il procuratore generale di Acapulco, Inaky Blanco.

"I detenuti - ha spiegato Blanco - hanno detto chiaramente di essere stati inviati sul luogo della strage dal capo della Polizia municipale di Iguala mentre l'ordine di uccidere i ragazzi è stato dato dal leader dei gruppo criminale Guerreros Unidos, soprannominato El Chucky".

Finora sono stati ritrovati 28 corpi senza vita nei pressi della città di Iguala, ma saranno necessarie almeno due settimane per determinare con certezza se si tratta dei cadaveri degli studenti scomparsi.

I 43 giovani erano allievi della scuola superiore di Atzoyinapa, vicino Chilpancingo, capitale dello Stato di Guerrero, nota per essere un focolaio di contestazione giovanile. Gli studenti erano arrivati assieme a decine di altri a Iguala per manifestare e raccogliere fondi.

Secondo alcune testimonianze, mentre si trovavano a bordo di tre autobus per rientrare a casa, sono stati circondati da un gruppo di uomini armati e poliziotti che hanno sparato contro i mezzi e catturato alcuni di loro.

Sia il sindaco che il capo della sicurezza pubblica della città di Iguala sono irreperibili da dieci giorni.

http://www.abc.net.au/news/2014-10-06/hitmen-admit-killing-17-of-43-missing-mexico-students/5792612

I 25 anni del premio Nobel al Dalai Lama, una vita per il Tibet

Autore: Redazione MTV News Data: 6 ottobre 2014 Commenta
I 25 anni del premio Nobel al Dalai Lama, una vita per il Tibet

Il leader spirituale si dice ottimista sui colloqui con la Cina

Milano, 5 ott. (TMNews) - Con una cerimonia a Dharamsala, i tibetani hanno festeggiato il 25esimo anniversario del premio Nobel per la Pace al Dalai Lama, ricevuto per il suo ruolo fondamentale nella lotta contro il dominio cinese. Sono passati ormai 55 anni da quando la Cina invase il Tibet, costringendo il suo governo all'esilio e sopprimendone la cultura millenaria, eppure la battaglia dei tibetani non ha fatto grandi progressi. Ma nonostante tutto, il Dalai Lama resta ottimista. "A Parigi ha pubblicamente detto che il buddismo è una parte molto importante della cultura cinese e lo ha ripetuto a New Delhi - ha spiegato il leader spirituale tibetano riferendosi al presidente cinese Xi Jinping - E' una cosa davvero nuova che il leader di un partito comunista dica qualcosa riguardo alla spiritualità". L'aumento delle autoimmolazioni negli ultimi anni, però, con decine di monaci buddisti che si sono dati fuoco per protesta, evidenziano la disperazione di un popolo che non vede via d'uscita. Alcuni attivisti, come Tenzin Tsundue, vorrebbero un atteggiamento più aggressivo, comunque non violento ma sulla scia della disobbedienza civila pacifica di Gandhi. Soprattutto alla luce del fatto che il sostegno internazionale alla causa tibetana si scontra spesso con l'esigenza di mantenere buoni rapporti commerciali con la potente Cina. Ultimo caso il Sudafrica che, per ingraziarsi Pechino, ha negato il visto al Dalai lama facendo saltare il summit dei Nobel per la Pace. http://www.dalailama.com/

Attacco alla Open Mosque, la moschea sudafricana aperta ai gay

Autore: Redazione MTV News Data: 6 ottobre 2014 Commenta
Attacco alla Open Mosque, la moschea sudafricana aperta ai gay

Incendio doloso coincide con festività musulmana

Milano, 6 ott. (TMNews) - Incendio doloso. È l'ipotesi di reato su cui indaga la polizia di Johannesburg dopo il rogo che ha danneggiato la Open Mosque, la prima moschea aperta a tutti, donne e omosessuali compresi, inaugurata meno di un mese fa nella metropoli sudafricana. Un edificio che, già prima dell'apertura, era finito al centro di polemiche e contestazioni: promosso e voluto dal teologo e fondatore del centro di istruzione musulmano di Oxford, Taj Hargey, ha incontrato da subito l'ostilità dei fedeli più tradizionalisti. La moschea è stata data alle fiamme durante le notte, il fondatore parla di "attacco doloso e deliberato" realizzato con l'uso di benzina. Le immagini delle telecamere di video sorveglianza mostrano più persone non identificate che ispezionano la zona, due ore prima dell'attacco, che non a caso è avvenuto in coincidenza con la festa musulmana di Eid-al-Adha. Ma il teologo va avanti con la sua battaglia: "Non ci faranno chiudere, hanno provato in tutti i modi, ma chi si oppone alla moschea aperta deve sapere che non ha il copyright sull'islam". http://www.iol.co.za/news/south-africa/western-cape/arson-suspected-in-open-mosque-fire-1.1760081#.VDFlemd_t8E http://www.bbc.com/news/world-africa-29279879

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