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La storia di Tarek e Mustafà

Autore: Redazione MTV News Data: 8 settembre 2011 Commenta

Anteprima di "La storia di Tarek e Mustafà"

I protagonisti sono: Tarek, 20 anni, che studia ingegneria ed è un boy scout e il suo amico Mustafà che ha la sua stessa età e studia con lui.

Al cimitero troviamo Tarek davanti ad una fila di tombe fresche. Racconta che il 20 febbraio era venuto qui a seppellire un gruppo di giovani uccisi il giorno prima. Lui era rimasto lì, il suo amico Mustafà detto Mufta era tornato verso la città al seguito di un corteo diretto verso la caserma principale di Bengasi, la Katiba, per protestare contro Gheddafi. Davanti alla caserma Mustafà viene ferito gravemente ad un braccio dalle forze governative e viene portato in ospedale.

Tarek e altri amici arrivano a casa di Mustafà, appena uscito dall’ospedale con un braccio tenuto insieme da una staffa d’acciaio. E’ stato ferito il 20 febbraio dopo aver lasciato Tarek al cimitero. Ci racconta perchè aveva deciso di partecipare alla manifestazione davanti alla Katiba, di come i militari di Gheddafi abbiano iniziato a sparare come cecchini sulla folla, della sua fuga dietro un riparo, del tentativo di prendere una pietra per lanciarla contro la caserma e del fatto che solo in quel momento si rende conto di non avere più il braccio. Mustafà è un normale studente universitario, che faceva il boy scout, appassionato di calcio e di playstation. Anche lui ha deciso di partecipare alle manifestazioni perchè alcuni suoi amici erano morti e provava molta rabbia per la reazione di Gheddafi alle manifestazioni pacifiche.

Tarek poi ci porta alla Katiba, ci racconta cosa successe quel 20 di febbraio e ci mostra un filmato molto drammatico dal suo telefonino dove si vedono i manifestanti che combattono con pochissimi fucili e molte pietre contro i mitragliatori delle forze di Gheddafi. Tarek ci porta dentro la caserma distrutta e ci spiega come uno dei manifestanti si sia buttato contro il portone principale con l’auto per aprire un varco e consentire agli altri di entrare.

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Libia, mistero sulla sorte di Gheddafi. Arrai Tv: è nel Paese

Autore: Redazione MTV News Data: 7 settembre 2011 Commenta
Libia, mistero sulla sorte di Gheddafi. Arrai Tv: è nel Paese

Convoglio del Rais avvistato al confine tra Niger e Ciad

Milano, 7 set. (TMNews) - Il leader libico Muammar Gheddafi e il figlio Saif al Islam si trovano sempre in Libia ed hanno "il morale molto alto": lo ha affermato oggi Michane al Joubouri, il proprietario dell'emittente televisiva Arrai, l'unica ad avere ancora dei contatti con il colonnello e il suo più stretto entourage.

"Posso dire che ho parlato con Gheddafi di recente. È in Libia, ha il morale molto alto, si sente bene e non ha paura. Spera di morire combattendo contro le forze di occupazione", ha affermato al Joubouri, ex deputato sunnita iracheno. "Anche il figlio Saif al Islam ha lo stesso spirito", ha insistito.

Interpellato sul modo in cui intrattiene rapporti con il colonnello libico, al Joubouri ha spiegato: "Quando ho bisogno di parlare con lui gli invio un messaggio, o è lui che mi contatta quando vuole fare passare un suo messaggio".

Secondo le ultime informazioni delle unità speciali che sono sulle tracce del colonnello libico, Gheddafi sarebbe stato avvistato nel sud del Paese, verso il confine con il Niger e il Ciad. L'ex numero uno del regime libico si sarebbe fermato tre giorni fa - scrive oggi lo Spiegel citando Hisham Buhagiar, capo delle unità speciali libiche - nei pressi del villaggio di Ghwat, 300 chilometri a nord del confine con il Niger.

Diverse testimonianze concordano nell'indicare in una fuga verso sud, Niger o Ciad, l'obiettivo finale del Colonnello. Il suo portavoce, ieri, aveva detto che Gheddafi si trova ancora in patria, gode di ottima salute ed è certo di godere del sostegno di milioni di persone, non solo in Libia ma in tutto il mondo arabo.

Ieri un "imponente" convoglio di militari e civili legati al regime era stato avvistato in Niger. Della carovana faceva parte sicuramente Mansour Daw, capo delle brigate di sicurezza di Gheddafi, e si era parlato anche della presenza del colonello, una circostanza questa smentita sia dalle autorità nigeriane che dai servizi di intelligence francesi e americani.

http://www.washingtonpost.com/world/middle-east/convoy-of-gaddafi-loyalists-crosses-into-niger/2011/09/06/gIQA3LfH7J_story.html?hpid=z3

In viaggio verso il fronte

Autore: Redazione MTV News Data: 7 settembre 2011 Commenta

Anteprima di "In viaggio verso il fronte"

I protagonisti sono Mohanned, 21 anni studente di medicina, Rafik, 22 anni studente di economia e Saad, 24 anni laureato in economia.
Sono tutti amici di Anoos, il fratello di Ines che è al fronte e si mettono in viaggio per andare a salutarlo e portare il messaggio della sorella. Lo invidiano e lo ammirano un po’ perchè ha avuto il coraggio di andare al fronte.

Il viaggio è da Bengasi a Brega, 300 chilometri, per poi tentare di andare fino a Ras Lanuf, dove è in corso la battaglia e dovrebbe trovarsi Anoos.

Nel lungo viaggio in macchina Mohanned e i suoi amici ci raccontano la loro vita, l’importanza della religione e delle leggi islamiche, perché vogliono che Gheddafi se ne vada.

In una sosta lungo il viaggio in un bar incontrano un combattente che è tornato indietro per riparare la macchina. Mentre beve un succo di frutta e mangia un wafer, su un divano semisfondato, il combattente, faccia distrutta, tutto sporco, cappuccio della felpa calato suglio occhi stanchi e kalashnikov sempre accanto, racconta ai ragazzi com’è la situazione al fronte. Poi tira fuori il telefonino e mostra un filmato di combattimenti in cui un egiziano viene ucciso mentre tentava di sparare con un Rpg ad un elicottero governativo.

L’ultimo check point prima del fronte è Brega, dove finalmente i ragazzi incontrano Anoos, il fratello di Ines, 21 anni anche lui, studente universitario e giocatore di pallacanestro. Anoos ha deciso di andare al fronte dopo che un suo amico è stato ucciso durante le manifestazioni, ora ha un kalashnikov al posto dello zainetto, porta gli aiuti al fronte, soccorre i feriti e, se necessario, spara. Dopo aver guardato il video della sorella si commuove e le manda un messaggio nel quale chiede di pregare per lui, perchè lui continuerà a combattere finche la Libia non sarà liberata o non morirà. Saluta poi i suoi amici, dicendogli di andare via perchè lì è pericoloso.

Intanto Mohanned e i suoi amici incontrano altri volontari tutti diretti al fronte: l’impressione è quella di una grande disorganizzazione e allo stesso tempo di una enorme motivazione a combattere. A un certo punto suona una sirena fortissima, sembra che stia arrivando l’aviazione di Gheddafi: Mohanned, Rafik e Saad scappano di corsa impauriti, ma poco dopo scoprono che era la sirena del pranzo… decidono comunque di tornare a Bengasi.

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Fuga di Gheddafi dalla Libia, Niger smentisce presenza rais

Autore: Redazione MTV News Data: 6 settembre 2011 Commenta
Fuga di Gheddafi dalla Libia, Niger smentisce presenza rais

Cnt, accordo per ingresso pacifico a Bani Walid

Milano, 6 set. (TMNews) - Nessuna notizia certa sulla possibile fuga del leader libico Muammar Gheddafi in Niger: nonostante il Consiglio Nazionale di Transizione abbia confermato lo sconfinamento di un convoglio militare con oltre 200 veicoli, del rais al momento non vi è traccia, mentre fioccano le smentite dei governi interessati. Sul fonte più strettamente militare, il Cnt avrebbe raggiunto questa notte un accordo con i capi tribali di Bani Walid per un'occupazione pacifica della località.

Come confermato dallo stesso Cnt, un nutrito convoglio di veicoli civili e militari provenienti dalla Libia ha attraversato ieri sera Agadez, una città a nord del Niger: secondo alcune voci il convoglio ospiterebbe anche il colonnello Gheddafi o i suoi figli. "E' stato visto un convoglio insolito e imponente di molte decine di veicoli entrare ad Agadez proveniente da Arlit, una città mineraria vicina alla frontiera algerina, e dirigersi verso Niamey", hanno affermato le fonti, riferendo di "voci insistenti" secondo cui il rais potrebbe fare parte del convoglio.

Destinazione ultima di Gheddafi sarebbe il Burkina Faso, circostanza smentita tuttavia dalle autorità di Ouagadougou; anche il ministro degli Esteri nigerino Mohamed Bazoum ha smentito che il rais possa trovarsi nel Paese, ritenendo che le voci sull'entità del convoglio giunto nel Paese siano state esagerate; infine, il governo francese ha affermato di nona vere "alcuna informazione" sulla presunta fuga di Gheddafi in Niger.

Quanto all'accordo per Bani Walid, la notizia è stata data dalla rete satellitare araba Al Jazeera, citando fonti militari del Cnt: non vi sono tuttavia ulteriori dettagli su quando le forze dell'opposizione intenderebbero entrare nella città - roccaforte della principale tribù libica, il clan dei Warfallah - a sud di Tripoli.

http://natolibguides.info/libya

Le donne di Bengasi

Autore: Redazione MTV News Data: 6 settembre 2011 Commenta

Anteprima di "Le donne di Bengasi"

Le protagoniste sono Ines, 23 anni, fisiatra e attivista per la rivoluzione; Mawada, 20enne e anche lei impegnata nel movimento e tutte le ragazze e le donne che nei gioni successivi alle prime sommosse si sono attivate per supportare gli insorti, per propagandare la rivoluzione e aiutare le famiglie dei caduti.

Le seguiamo mentre preparano un gruppo di bambini delle scuole elementari e medie per una manifestazione di appoggio alla rivoluzione, facendo disegnare loro cartelli e insegnando loro slogan.

Partecipiamo con loro ad una manifestazione organizzata dalle donne per dimostrare il loro appoggio e solidarietà ai poliziotti di vari commissariati di Bengasi, che nei giorni precedenti non sono andati a lavorare per paura di venir considerati ancora “pro Gheddafi”.

Ines ci fa conoscere suo padre militante convinto della rivoluzione. Ci spiega che è stato lui ad incoraggiare sia lei sia il fratello Anoos, che adesso si trova al fronte come volontario. Il padre si dice orgoglioso della loro scelta. Ines ci spiega che ha paura per il fratello ma è contenta, poi registra un video messaggio di saluti e incoraggiamento per il fratello al fronte.

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La storia di Mohammed

Autore: Redazione MTV News Data: 5 settembre 2011 Commenta

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Mohammed ha 21 anni, studia archeologia all’università ed è membro attivo del gruppo “Giovani per il Cambiamento”. Vive e lavora in una delle tende che affollano il lungomare di Bengasi. Dopo le prime proteste e la reazione armata del regime, i ragazzi del gruppo volontario hanno deciso di vivere in queste tende, come forma di protesta, ma anche per dare alla popolazione di Bengasi un punto di riferimento per gli aiuti di qualsiasi tipo (cibo, medicine, informazioni, organizzazione di manifestazioni etc). Tra le tante tende, c’è anche quella dell’università, dove si sono trasferiti studenti e professori in attesa della ripresa delle attività.

Mohammed ci spiega come è iniziata la rivoluzione, ovvero con la protesta organizzata via Facebook il 17 febbraio davanti al consolato italiano (anniversario delle manifestazioni del 2006 contro le caricature di Maometto sulla maglietta esibita da Calderoli). Mohammed ci porta davanti al consolato abbbandonato e ci spiega come quella protesta sia l’origine di tutto, con l’inizio degli scontri con le forze di Gheddafi che hanno sparato contro i manifestanti. Ci porta anche all’ospedale di Bengasi, dove ha lavorato come volontario al pronto soccorso nei primi giorni della rivoluzione e ricostruisce gli orrendi momenti che ha vissuto in quei giorni, testimoniati dalle immagini impresse sul suo telefonino.

Lo accompagnamo durante la distribuzione degli aiuti. Ci racconta i suoi ideali, cosa vuole per il futuro, ma anche le sue passioni, il rapporto con la religione, quello con l’altro sesso (che non c’è, perchè non ha mai avuto una fidanzata).

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In Libia le forze di Gheddafi vogliono prendere Gualish

Autore: Redazione MTV News Data: 10 luglio 2011 Commenta
In Libia le forze di Gheddafi vogliono prendere Gualish

Città a sud di Tripoli è stata conquistata mercoledì da ribelli

Gualish (Libia), 10 lug. (TMNews) - Le forze di Muammar Gheddafi vogliono riprendere Gualish e hanno tentato una controffensiva sulla località a una cinquantina di chilometri a sud di Tripoli, conquistata mercoledì dai ribelli. A riferirlo è stato un giornalista della France Presse che si trova sul posto. I ribelli hanno risposto alla controffensiva delle forze pro-Gheddafi con cannoni anticarro.

Intanto, i ribelli stanno continuando ad avanzare verso il centro di Zliten, a una sessantina di chilometri da Misurata, enclave ribelle situata a 200 chilometri a est di Tripoli. Un membro della ribellione anti-Gheddafi è morto, e altri 32 sono rimasti feriti, la scorsa notte, per le mine antiuomo piazzate dalle forze del leader libico alla periferia di Zliten. Lo hanno riferito i ribelli libici in un comunicato inviato all'Afp.

http://www.bbc.co.uk/news/

Libia, è mistero su Gheddafi: forse fuggito. Onu: basta scontri

Autore: Redazione MTV News Data: 11 maggio 2011 Commenta
Libia, è mistero su Gheddafi: forse fuggito. Onu: basta scontri

I ribelli hanno circondato le forze del rais a Misurata

Misurata, 11 mag. (TMNews) - E' mistero sulla sorte del leader libico Muammar Gheddafi. Secondo il sito israeliano Debka, il rais avrebbe lasciato Tripoli. E anche ribelli libici, sulla loro pagina Facebook "Intifada del 17 febbraio", sostengono che il Colonnello sia scappato.

Il leader libico, la sua famiglia e i suoi più stretti collaboratori avrebbero abbandonato la capitale il 1 maggio scorso, dopo il raid Nato in cui sono rimasti uccisi il figlio Saif al Arab e tre nipoti del Colonnello. A Washington e nel quartier generale della Nato si sospetta che Gheddafi abbia saputo in anticipo dell'attacco dell'Alleanza atlantica, riuscendo così a scappare.

Dal canto suo, l'Alleanza atlantica non si sbilancia sulla sorte del leader libico. Il generale di Brigata Claudio Gabellini, Chief Operations Officer della missione 'Unified Protector' ha detto che i bombardamenti della Nato della notte scorsa a Tripoli hanno preso di mira solo obiettivi militari e ha aggiunto che l'alleanza non sa dove si trovi il colonnello. E il ministro degli esteri italiano Frattini dal canto suo ha detto di non avere "idea" di dove possa essere Gheddafi.

Per quanto riguarda le operazioni militari, i ribelli hanno circondato le forze del leader libico Muammar Gheddafi all'aeroporto di Misurata. In questa situazione in rapida evoluzione, il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato oggi un appello perchè cessino immediatamente i combattimenti "a Misurata e altrove" in Libia, sottolineando la necessità di portare avanti il dialogo.

http://www.guardian.co.uk/world/muammar-gaddafi

http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/country_profiles/819291.stm

http://topics.nytimes.com/top/news/international/countriesandterritories/libya/index.html

Libia, Saif Gheddafi: l’Italia pagherà per il suo tradimento

Autore: Redazione MTV News Data: 12 marzo 2011 Commenta
Libia, Saif Gheddafi: l'Italia pagherà per il suo tradimento

Il figlio del rais ribadisce: schiacceremo i ribelli

Roma, 12 mar. (TMNews) - In un'intervista ai quotidiani Repubblica e Corriere della Sera, Saif al Gheddafi, figlio del leader libico, ribadisce la sua fiducia nella vittoria finale e attacca apertamente l'Italia, che a suo avviso ha 'tradito' l'amicizia con la Libia.

Parlando nella notte tra giovedì e venerdì alla stampa italiana Saif ha iniziato il discorso dall'"irritazione" nei confronti dell'Italia. "Siamo - dice - rimasti molto irritati (unhappy in inglese, ndr): siete il primo partner della Libia al mondo, il numero uno nel gas, nel petrolio, nel commercio. Abbiamo visto l'Italia rimanere in silenzio di fronte a questi terroristi che hanno ucciso i nostri poliziotti a sangue freddo, che hanno strappato il cuore dai cadaveri, li hanno bruciati, hanno calpestato il loro cuore con gli stivali. Avete visto il video con queste scene? Chiedo a voi italiani: fatemi vedere le tracce dei bombardamenti aerei! Dove sono i mercenari? Questo è il momento per i veri amici, adesso l'Italia deve cambiare la sua posizione, capire che quello che hanno sentito due settimane fa è falso. Il messaggio per l'Italia è questo: il popolo libico è unito, presto vinceremo la battaglia contro questi terroristi, Inch'allah, e presto faremo i conti con tutti. Sarà molto facile rimpiazzare l'Italia con la Cina o la Russia. La Cina ce lo chiede, vogliono essere al posto dell'Italia come primo partner, state attenti".

"Berlusconi - ha aggiunto Saif riferendo anche la posizione del padre - è nostro amico, siamo vicini, siamo amici. Potevamo aspettarci questo dalla Francia, dalla Gran Bretagna, dalla Svezia: non dall'Italia. I cinesi ci appoggiano, come i brasiliani, gli indiani, i russi, il Sudafrica: ma dove sono finiti gli italiani? Abbiamo un futuro comune. Se noi perdiamo la battaglia qui, voi sarete i prossimi. Se noi vinciamo, voi sarete salvi".

E nel finale dell'intervista l'"irritazione" diventa minaccia: la "Libia - dice - è una linea del fronte per l'Italia. Quello che succede oggi qui da noi determinerà quello che succederà domani da voi. Per cui: state attenti!"

http://www.libya-watanona.com/

Libia, truppe di Gheddafi alla frontiera tunisina e raid a est

Autore: Redazione MTV News Data: 4 marzo 2011 Commenta
Libia, truppe di Gheddafi alla frontiera tunisina e raid a est

Napolitano: Gheddafi fermi l'azione militare contro popolo libico

Roma, 4 mar. (TMNews) - Mentre nell'est continuano i raid aerei dell'aviazione di Tripoli, la frontiera tra la Libia e la Tunisia è controllata dalle "forze fedeli a Muammar Gheddafi, pesantemente armate": lo ha riferito oggi l'Alto commissariato Onu per i rifugiati. Secondo quanto spiegato, inoltre, circa 12.500 persone devono ancora essere evacuate dalla frontiera mentre circa 100.000 persone hanno attraversato la frontiera tra i due paesi dal 20 febbraio scorso, fuggendo dalle violenze scoppiate nel Paese. Lo ha precisato alla France presse il responsabile della Croce Rossa tunisina. Dall'Italia, il presidente della Repubblica Napolitano invita il leader libico a mettere fine a qualsiasi azione militare. "La violenza contro il popolo libico è inaccettabile - ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - Il colonnello Gheddafi deve fermare ogni azione militare diretta contro il suo popolo".

Ma i bombardamenti intanto sono ripresi. Nella mattinata l'aviazione libica ha ripreso a martellare le postazioni dei ribelli. Un aereo dell'aviazione libica ha lanciato un attacco contro una base militare controllata dai rivoltosi ad Ajdabiya, nell'est del Paese, senza colpirla.

In un'intervista a Sky News, Saif al Islam, secondogenito del leader libico Muammar Gheddafi, ha dichiarato che "le bombe servono solo a costringere i ribelli a ritirarsi", sottolineando che il regime farà di tutto per riconquistare il controllo del porto. "E' l'hub libico per petrolio e gas - ha spiegato - tutti noi mangiamo e viviamo grazie a Brega. Senza Brega, sei milioni di persone non hanno futuro, perchè esportiamo tutto il nostro greggio da lì".

Cresce intanto la paura a Tripoli tra gli oppositori del leader libico Muammar Gheddafi, dopo i raid notturni condotti dalla polizia nel quartiere orientale di Tajura. Abitato da circa 100.000 persone, è considerato uno dei principali centri di opposizione al regime.

Ieri il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato di aver approvato l'impiego di apparecchi dell'aviazione militare statunitense per sgomberare parte dei cittadini egiziani fuggiti dalla Libia. "Il mondo intero continua a essere indignato per la violenza rivoltante contro il popolo libico" ha detto Obama durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. "La violenza deve cessare. Muammar Gheddafi ha perso la legittimità a governare e deve andarsene". A una mediazione pensano invece altre forze. La Lega Araba sta valutando da parte sua la proposta di mediazione internazionale alla crisi politica avanzata dal presidente venezuelano Hugo Chavez, rifiutata però "categoricamente" dall'opposizione.

Da Roma infine, mentre sta per partire la missione umanitaria deliberata ieri dal Consiglio dei Ministri, il titolare degli esteri Frattini invita a non parlare con "leggerezza" di opzione militare. L'opzione militare in Libia "non credo sia da considerare con leggerezza" ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, ai microfoni di Radio24, spiegando che per un eventuale intervento armato servirebbero comunque "mandati precisi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite". "Solo chi non conosce per niente il mondo arabo può parlare di azione militare con leggerezza", ha aggiunto Frattini.

http://english.aljazeera.net/

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