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Italia ultima in Europa per spesa dedicata a famiglia e maternità

Autore: Redazione MTV News Data: 28 agosto 2010 Commenta
Italia ultima in Europa per spesa dedicata a famiglia e maternità

Relazione del ministero dell'Economia: nel 2009 spesa all'1,4%

Milano, 28 ago. (Apcom) - L'Italia è ultima in Europa per la spesa pubblica dedicata a famiglia e maternità in rapporto al Prodotto interno lordo. Il nostro Paese nel 2007 ha totalizzato una spesa pari all'1,2% del Pil, come Spagna e Portogallo, contro il 2,1% nell'Unione europea a 15 e il 2% dell'Ue a 27. Sono i dati che emergono dalla "Relazione Generale sulla situazione economica del Paese 2009" del ministero dell'Economia, che riepiloga la situazione della spesa in Italia e negli altri Paesi europei.

I dati comparati rispetto ai vari Paesi risalgono al 2007, mentre per quanto riguarda l'Italia c'è anche un dato riferito al 2009, quando la spesa in questione è salita all'1,4%. Non è possibile però stabilire se questo aumento abbia fatto guadagnare posizioni al nostro Paese, perchè i dati degli altri non sono disponibili.

Guardando la situazione altrove, in Danimarca il livello di spesa rispetto al Pil è pari al 3,7%, in Svezia è del 3%. In Francia si raggiunge il 2,5%, in Germania il 2,8%, tutti dati di molto superiori a quelli registrati in Italia.

Per quanto riguarda invece la quota di spesa nell'ambito di tutte le prestazioni di protezione sociale, l'Italia tra i 27 Paesi europei precede solo la Polonia: nel nostro Paese, infatti, la quota per la famiglia e la maternità, nell'ambito della spesa per welfare, pesa il 4,7% (in Polonia il 4,5%). La media complessiva dei Paesi europei e' dell'8%.

http://www.tesoro.it/doc-finanza-pubblica/dfp.rgse.asp

http://www.tesoro.it/

Istat, sono quasi 8 milioni i poveri italiani rilevati nel 2009

Autore: Redazione MTV News Data: 15 luglio 2010 Commenta
Istat, sono quasi 8 milioni i poveri italiani rilevati nel 2009

Peggiorano le condizioni tra gli operai e al Sud Italia

Milano, 15 lug. (Apcom) - Nel 2009, nell'anno della crisi economica, il numero dei poveri e delle famiglie in condizioni di povertà è rimasto stabile. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale sulla povertà in Italia, sottolineando che i poveri italiani sono 7 milioni e 810mila, il 13,1% dell'intera popolazione.

Peggiorano, però, le condizioni delle famiglie povere del Sud e cresce la povertà assoluta (che misura i più poveri tra i poveri) di quelle operaie. Il Sud, infatti, conferma gli elevati livelli di incidenza della povertà raggiunti nel 2008 (22,7% per la relativa e 7,7% per l'assoluta) e mostra un aumento del valore dell'intensità della povertà assoluta (dal 17,3% al 18,8%) dovuto al fatto che il numero di famiglie assolutamente povere è rimasto pressoché identico, ma le loro condizioni medie sono peggiorate.

L'incidenza di povertà assoluta aumenta, tra il 2008 e il 2009, per le famiglie con persona di riferimento operaia (dal 5,9% al 6,9%), mentre l'incidenza di povertà relativa per queste famiglie aumenta solo nel Centro (dal 7,9% all'11,3%). L'incidenza diminuisce invece a livello nazionale tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dall'11,2% all'8,7% per la povertà relativa, dal 4,5% al 3% per l'assoluta), più concentrate al Nord rispetto al 2008.

Lo scorso anno, sottolinea l'Istat, la linea di povertà relativa è risultata pari a 983,01 euro, circa 17 euro inferiore a quella del 2008. L'anno scorso, spiega l'istituto di statistica, la spesa per consumi ha mostrato una flessione in termini reali, particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti.

Il fenomeno della povertà relativa continua a essere maggiormente diffuso nel Mezzogiorno (22,7%), tra le famiglie più ampie (24,9%), in particolare con tre figli (24,9%), soprattutto se minorenni (26,1%). E' fortemente associato a bassi livelli di istruzione (17,6% che al massimo ha conseguito la licenza elementare), a bassi profili professionali (14,9%, operai) e all'esclusione dal mercato del lavoro: l'incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (37,8%) è di quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9%).

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/povita/20100715_00/

Rapporto denuncia sulle carceri italiane: celle come “loculi”

Autore: Redazione MTV News Data: 15 luglio 2010 Commenta
Rapporto denuncia sulle carceri italiane: celle come loculi

Le valutazioni di "Antigone" e "A Buon diritto"

Milano, 15 lug. (Apcom) - Celle che potrebbero essere definite "loculi", dove lo spazio a disposizione di ciascun detenuto è, nei casi più estremi, di appena due metri quadrati, come nel carcere di Pistoia o in quello di San Vittore a Milano. A denunciare le disumane condizioni di vita dei detenuti italiani sono le associazioni "A Buon Diritto" e "Antigone", che oggi hanno presentato un report redatto dopo che una loro delegazione, accompagnata da rappresentanti istituzionali, ha visitato alcuni tra gli istituti penitenziari più affollati d'Italia, nelle settimane tra il 21 giugno e il 2 luglio 2010. A parlare sono i numeri: nel carcere di Pistoia, capienza 74 unità, ci sono 140 detenuti e le celle al piano terra, con un superficie di 6 mq servizi esclusi, ospitano 3 persone ciascuna, mentre al primo piano sono dislocate celle piu grandi, di 18 mq, in origine destinate ad ospitare ognuna 3 detenuti: ne contengono 6 e dispongono di due letti a castello a tre piani.

Record nel carcere di Milano-San Vittore, la cui capienza è di 712 detenuti (ve ne starebbero 900 ma al momento due bracci sono inagibili) e ve ne sono più del doppio: 1.600. Di questi, 110 donne, 112 detenuti in trattamento psichiatrico, 120 giovani adulti. Nella sezione dei nuovi arrivati le celle sono di 9 mq escluso il bagno ed erano presenti 5 o 6 detenuti. Malissimo anche il carcere di Poggioreale a Napoli: ci sono 2.710 detenuti anzichè i regolamentari 1.347. A Padova, capienza regolamentare 98 unità, ci sono 250 detenuti e nella cella di 10,5 mq, pensata come singola, vi erano 3 persone, in quella di 18,5 mq, pensata per 4, se ne trovavano 8 e in quella di 23,5 mq, pensata per 5, ve ne erano 10-11.

A Rebibbia, carcere femminile di Roma, ci sono 390 detenute a fronte delle 281 unità regolamentari, a Sulmone 444 invece che 270, al Regina Coeli di Roma ci sono 1.073 invece dei regolamentari 640. Poco meglio nel carcere di Capanne a Perugia, la cui capienza regolamentare è fissata in 352 unita e c'erano 569 detenuti, le celle singole tutte occupate da almeno due detenuti e, in una cinquantina di casi, vi si trovavano anche 3 detenuti uno dei quali costretto a servirsi di un materasso a terra. A Bologna, con una capienza di 452 unita, si trovavano 1.158 detenuti.

"In carcere non si rispettano le leggi - è l'appello delle due associazioni - Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l'Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea, un'ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante". "Noi - spiegano - ci riteniamo da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità".

http://www.abuondiritto.it/

http://www.associazioneantigone.it/

L’Onu all’Italia: abolire o modificare legge su intercettazioni

Autore: Redazione MTV News Data: 13 luglio 2010 Commenta
L'Onu all'Italia: abolire o modificare legge su intercettazioni

Il ministro degli Esteri, Frattini: sono sorpreso e sconcertato

Milano, 13 lug. (Apcom) - Il disegno di legge 1415 sulle intercettazioni "va abolito o rivisto". A queste conclusioni è giunto il rapporto stilato da Frank La Rue, relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà d'espressione. "Se adottata nella formulazione attuale - si legge nel comunicato - il progetto potrebbe minare la fruizione dei diritti sulla libertà di espressione in Italia" e minacciare la otta alla corruzione e alla criminalità organizzata.

"I provvedimenti - delineati nella bozza attuale del testo - costituiscono un ostacolo al lavoro dei giornalisti che conducono inchieste su materie di pubblico interesse, come la corruzione, in considerazione dell'eccessiva durate dei procedimenti giudiziari in Italia", si legge del comunicato di La Rue.

Pur comprendendo le ragioni che hanno spinto il governo italiano a proporre il disegno di legge per tutelare la privacy, La Rue sostiene che "la bozza, nella sua forma attuale, non costituisce una risposta appropriata a queste preoccupazioni e può costituire una minaccia alla libertà di espressione". Il relatore delle Nazioni unite invita pertanto il governo italiano ad "evitare di adottare la legge nei termini attuali e ad avviare un dialogo proficuo con tutte le parti in causa, in particolare i giornalisti e gli editori, assicurando di prendere in considerazione le loro preoccupazioni".

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si dice "fortemente sorpreso e sconcertato" per la presa di posizione del relatore speciale dell'Onu per la libertà di espressione, Franck La Rue, che oggi ha espresso forti perplessità sul disegno di legge italiano sulle intercettazioni. "In tutti i paesi democratici del mondo - ha commentato Frattini a margine del Milano Med Forum 2010 - non è consentito alla pubblica accusa divulgare prima di una sentenza definitiva elementi di indagine che devono restare segreti. Questo per la semplice ragione che in democrazia si tutelano i diritti anche degli indagati".

"Il processo mediatico - ha proseguito il ministro - è una barbarie, non un principio di diritto. Ecco perché io credo si dovrebbero leggere le proposte legislative prima di fare interventi del genere. In secondo luogo in uno Stato democratico e liberale come l'Italia il Parlamento sovrano decide e sulle proposte in itinere nessuno può interferire".

http://www.un.org/en/

http://www.camera.it/126?pdl=1415-A

http://www.esteri.it/mae/it

Vivere al Nord costa di più, prezzi più bassi al sud

Autore: Redazione MTV News Data: 7 luglio 2010 Commenta
Vivere al Nord costa di più, prezzi più bassi al sud

Secondo l'Istat Bolzano al top, Napoli ultima

Milano, 7 lug. (Apcom) - Vivere al Nord costa di più rispetto al Centro e soprattutto al Sud. Lo rileva un'indagine realizzata dall'Istat, nel 2009 "i prezzi nelle città settentrionali sono superiori a quelli dei capoluoghi del Centro e soprattutto del Mezzogiorno". Tra le città in cui la vita costa di più, dopo Bolzano (prezzi superiori del 5,6% rispetto al livello medio nazionale), ci sono Bologna (+4,9%), Milano (+4,7%), Genova (+3,4%), Trieste (+3,1%) e Trento (+3%). In fondo alla classifica invece, tra le città meno care, dopo Napoli (prezzi inferiori alla media del 6,2%), ci sono Campobasso (-5,8%), Potenza (-5,3%), Reggio Calabria (-5,1%), Bari (-3,9%) e Palermo (-2,6%).

Analizzando le parità di potere d'acquisto calcolate per i diversi raggruppamenti di spesa - spiegano i ricercatori di Istat, Unioncamere e istituto Tagliacarne - emergono due gruppi di città caratterizzati da prezzi sistematicamente più alti o più bassi rispetto alla media nazionale per tutti gli aggregati di spesa considerati.

In particolare, i capoluoghi che mostrano livelli dei prezzi superiori alla media nazionale in tutti i raggruppamenti di spesa sono Bolzano, Milano e Genova. Le città che invece evidenziano livelli dei prezzi sistematicamente inferiori a quelli medi nazionali sono Palermo, Potenza e Campobasso.

Tutte le città - sottolinea lo studio - che fanno parte del gruppo di quelle sistematicamente più care si trovano nell'Italia settentrionale, mentre tutte quelle del gruppo delle città persistentemente meno care sono nel Mezzogiorno.

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100707_00/

http://www.unioncamere.gov.it/