
Maroni: dall'inizio dell'anno 5.600 clandestini
Roma, 2 mar. (TMNews) - E' emergenza umanitaria a Lampedusa dopo una nuova ondata di sbarchi, a causa delle violenze che stanno investendo il mondo arabo. Nella notte sono arrivati 347 immigrati al largo delle coste della Sicilia. E' il primo sbarco che si registra sull'isola delle Pelagie dopo una tregua durata una settimana, determinata dalle cattive condizioni del mare nel Canale di Sicilia. I migranti sono in buone condizioni di salute.
"Dall'inizio dell'anno fino a ieri sono arrivati a Lampedusa 5.600 clandestini, provenienti tutti dalla Tunisia", ha detto
il ministro dell'Interno Roberto Maroni. "Nel centro di accoglienza di Lampedusa, a parte i 347 della notte, ci sono circa 500 persone, gli altri sono stati spostati in altri centri. I tunisini sbarcati - ha continuato Maroni - hanno detto di voler andare tra Germania e Francia per ricongiungersi con le loro comunità: in 2.000 circa hanno presentato la domanda di protezione internazionale, meno di 400 di questi di asilo politico. Per loro sono già state allertate le 13 commissioni territoriali per procedere alla valutazione della domanda: la gestione dell'aspetto umanitario dell'immigrazione sviluppata in Italia è molto efficiente".
Intanto il leader libico Gheddafi è tornato ad apparire in televisione: parlando alla cerimonia per il 34esimo anniversario della jamahiria islamica ha introdotto il suo discorso dicendo che "il potere è nelle mani del popolo". Per il rais, l'Italia "è stata costretta a chiedere scusa per la sua occupazione militare", a pagare per questo e a "inchinarsi".
"Abbiamo costretto l'Italia a ammettere i suoi errori ottenendo uno storico successo. E tutte le ex potenze coloniali sono rimaste scioccate", ha aggiunto il Colonnello in un vero e proprio show televisivo. Rivolgendosi alla comunità internazionale ha rivendicato poi la specificità del sistema politico libico: "Non siamo un regime presidenziale, il nostro sistema è diverso, tutto il potere è nelle mani dei comitati popolari" ha proseguito Gheddafi.
I ministri degli Esteri della Lega Araba, riuniti al Cairo, hanno chiesto al governo libico di adottare decisioni "coraggiose" per porre fine alla violenza e rispettare "i diritti legittimi" della popolazione, sottolineando come la crisi costituisca una questione interna che non richiede alcun "intervento estero".
Nell'Est del Paese si è svolta la prima controffensiva delle forze leali a Muammar Gheddafi a Brega, 200 chilometri a sud di Bengasi. Le forze del regime, che disporrebbero di blindati e artiglieria pesante, hanno attaccato prima il piccolo aeroporto della località per poi occupare uno dei quartieri residenziali della cittadina, che ospita anche di un terminal petrolifero: secondo quanto riporta la rete satellitare Al Arabiya il bilancio delle vittime sarebbe di almeno 14 morti. Forze dei ribelli hanno affermato però di aver ripreso il controllo della città. Mentre l'Onu vaglia l'ipotesi della creazione di una no-fly zone, due unità della Marina statunitense sono entrate nel canale di Suez e dovrebbero guadagnare in serata il Mediterraneo.
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