
I dati nel 13mo rapporto AlmaLaurea. Stipendi medi di 1.110 euro
Milano, 8 mar. (TMNews) - Una generazione in affanno: secondo il 13esimo rapporto di Almalaurea, i laureati italiani negli ultimi 5 anni hanno sempre maggiori difficoltà a trovare lavoro. In particolare crescono disoccupazione, precariato e lavoro nero anche anni dopo il conseguimento del titolo accademico. Il dato dei laureati precari sfiora il 50%. Magri gli stipendi; raramente oltre i 1.100 euro al mese.
Il rapporto di AlmaLaurea (consorzio pubblico che rappresenta 62 università e oltre il 77% dei laureati italiani) sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato oggi, ha coinvolto 400mila laureati, intervistati nel 2010, a 1 anno, a 3 e a 5 anni dal conseguimento della laurea.
Tra i laureati triennali del 2009 aumenta ulteriormente la disoccupazione (seppure in misura inferiore rispetto all'anno passato): dal 15 al 16%. La disoccupazione cresce anche fra i laureati specialistici biennali, quelli che hanno fatto il 3+2: dal 16 al 18%. Ma cresce pure fra gli specialistici a ciclo unico: dal 14 al 16,5%. Il tasso di occupazione dei laureati triennali, calcolato sulla sola popolazione che non risulta iscritta ad un altro corso di laurea, ad un anno è pari al 71%: un valore nettamente più alto rispetto a quello rilevato tra i colleghi di secondo livello.
Ad un anno dall'acquisizione del titolo, diminuisce poi il lavoro stabile in misura superiore alla contrazione registrata l'anno precedente per i laureati di ogni livello. Contemporaneamente si dilata la consistenza del lavoro atipico. La stabilità riguarda così il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati magistrali. Un campanello d'allarme è dato dalla robusta crescita del lavoro nero tra i laureati del 2007 a quelli del 2009. I laureati occupati senza contratto, a un anno, raddoppiano nel collettivo degli specialistici biennali raggiungendo il 7%; per i laureati di primo livello i 'senza contratto' passano dal 3,8 al 6%; gli specialistici a ciclo unico, che registrano da sempre un valore più elevato, passano dall'8 a quasi all'11%.
Le retribuzioni ad un anno dalla laurea, già modeste (1.150 euro per i laureati di primo livello e di poco al di sotto di 1.100 euro per i titoli magistrali), perdono ulteriormente potere d'acquisto rispetto alle indagini precedenti: una contrazione che lievita fino al 4% tra i triennali e gli specialistici a ciclo unico, al 5% tra gli specialistici biennali.
Secondo il rapporto di Almalaurea in quanto a occupazione non se le passano bene nemmeno i laureati di più lunga data (a tre e cinque anni dal titolo), anche se col trascorrere del tempo dal conseguimento del titolo le performance occupazionali migliorano considerevolmente. Per la prima volta vengono infatti indagati i laureati biennali specialistici del 2007 a tre anni dal titolo: il 75% è occupato. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente (+22%) tra uno e tre anni dal titolo, raggiungendo il 62% degli occupati: si tratta in prevalenza di contratti alle dipendenze a tempo indeterminato. Le retribuzioni nominali superano, a tre anni, 1.300 euro mensili netti.
Tra i laureati pre-riforma (2005) a cinque anni il tasso di occupazione risulta dell'81%, in calo rispetto alla precedente rilevazione di oltre l'1%. Dilatando l'arco temporale di osservazione al periodo 2005-2010 la quota di laureati pre-riforma occupati a cinque anni ha subito una contrazione di quasi il 6%. La stabilità dell'occupazione si estende fino a coinvolgere il 71% degli occupati pre-riforma. Nota dolente le retribuzioni che, a cinque anni dalla laurea - seppure tra i laureati pre-riforma superiori nominalmente a 1.300 euro - hanno visto il loro valore reale ridursi negli ultimi cinque anni quasi del 10%.
Il dossier più in generale conferma inoltre che al crescere del livello di istruzione, cresce anche l'occupabilità e la retribuzione (la laurea vale più del diploma); che in termini occupazionali le differenze Nord-Sud sono rimaste sostanzialmente immutate negli ultimi anni, a svantaggio delle regioni meridionali (tassi più bassi del 10% medio); e che rimane il divario occupazionale tra laureati e laureate, con differenze retributive che segnalano quanto ancora le donne siano penalizzate nel mercato del lavoro.
Ultima 'nota dolente' la fuga dei cervelli. I laureati specialistici biennali con cittadinanza italiana del 2009 che lavorano all'estero, a un anno dal titolo, sono il 4,5% (erano il 3% nel 2009), anche se bisogna interpretare il fenomeno per gruppi disciplinari (il 29% degli occupati all'estero proviene ad esempio solo da ingegneria) e per classi sociali (i laureati specialistici italiani che lavorano all'estero provengono per la maggior parte da famiglie economicamente favorite, risiedono e hanno studiato al Nord e già durante l'università hanno avuto esperienze di studio al di fuori del proprio Paese).
In ogni caso, ad un anno dalla laurea ha un lavoro stabile il 48% degli italiani occupati all'estero (+14% rispetto al complesso degli specialistici italiani occupati in patria). E' il risultato dell'effetto combinato di una minor diffusione all'estero del lavoro autonomo e di una maggior presenza di contratti a tempo indeterminato (45% contro il 26%). Oltre il 70% dei laureati specialistici italiani occupati all'estero è impiegato nel settore dei servizi (in particolare istruzione e ricerca: 19%). Anche le retribuzioni medie mensili sono notevolmente superiori a quelle degli occupati in Italia: gli specialistici trasferitisi all'estero guadagnano, ad un anno, 1.568 euro contro 1.054 dei colleghi rimasti in Italia.










