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Greenpeace: Unione europea deve aumentare sforzi per ridurre Co2

Autore: Redazione MTV News Data: 12 giugno 2013 Commenta
Greenpeace: Unione europea deve aumentare sforzi per ridurre Co2

Prevista riduzione del 40% entro il 2030 giudicata insufficiente

Milano, 12 giu. (TMNews) - L'Unione europea deve compiere uno sforzo ancora maggiore entro il 2030 per ridurre le sue emissioni di CO2, se vuole raggiungere i suoi obiettivi di metà secolo. E' l'avvertimento lanciato da Greenpeace che giudica insufficiente l'obiettivo europeo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40%.

Uno studio realizzato dal gruppo Ecofys e pubblicato da Greenpeace valuta lo sforzo necessario al 49% entro il 2030 e considera che bisognerà aggiungere un 7% per tenere conto dei 2 miliardi di quote detenute dai grandi gruppi siderurgici.

"Questo studio dimostra che l'obiettivo del 40% proposto dalla Commissione europea è insufficiente a causa del fallimento del sistema ETS, il mercato europeo del CO2", ha detto in un comunicato stampa Joris den Blanken, direttore politico per il clima di Greenpeace.

http://www.greenpeace.org/international/en/

Clima: anidride carbonica in aumento ma calano le emissioni Usa

Autore: Redazione MTV News Data: 11 giugno 2013 Commenta
Clima: anidride carbonica in aumento ma calano le emissioni Usa

Lo rivela un rapporto dell'International Energy Agency

Milano, 11 giu. (TMNews) - Le emissioni globali di anidride carbonica nel 2012 sono cresciute dell'1,4% raggiungendo quota 31,6 miliardi di tonnellate, ma negli Stati Uniti la situazione migliora (anche se di poco). Il rapporto dell'International Energy Agency (Iea), riportato dal Washington Post, mette in luce un nuovo record negativo che potrebbe far aumentare la temperatura del pianeta molto di più rispetto agli obiettivi internazionali sul clima.

L'agenzia ha sottolineato che questo dato potrebbe portare molto presto a una crescita della temperatura del pianeta di 5,3 gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale. "Questa possibilità sarebbe un disastro per tutti i Paesi", ha detto Fatih Birol capo economista della Iea. Tuttavia, anche se in maniera moderata, la situazione negli Stati Uniti sembra migliorare: il passaggio dal carbone al gas per produrre energia ha fatto scendere del 3,8% le emissioni, portando la CO2 degli Usa a livelli che non si vedevano dal 1990.

Il dato sembra confermare un trend che da cinque anni mostra come le emissioni stiano diminuendo su tutto il territorio americano: quest'anno il calo è stato coadiuvato anche da un inverno mite, un calo della domanda di benzina e diesel e l'aumento degli investimenti nelle fonti di energia rinnovabile. Resta invece molto negativa la situazione cinese: Pechino contribuisce a un quarto delle emissioni globali.

http://www.washingtonpost.com/business/iea-energy-emissions-rose-14-pct-to-record-high-in-2012/2013/06/10/561bb368-d1b7-11e2-9577-df9f1c3348f5_story.html

Nel 2010 l’inquinamento ha ucciso 420mila persone in Europa

Autore: Redazione MTV News Data: 5 giugno 2013 Commenta
Nel 2010 l'inquinamento ha ucciso 420mila persone in Europa

Questa a stima fatta dall'Aea, l'Agenzia ambientale europea

Milano, 5 giu. (TMNews) - Si stima siano stati 420mila i decessi causati dall'inquinamento nei Paesi dell'Unione europea nel 2010. Questa la stima fatta dall'Aea, l'Agenzia ambientale europea e presentata in vista dell'apertura domani a Bruxelles dell'edizione 2013 della Settimana verde, la grande conferenza annuale dedicata all'ambiente. Come ha spiegato la portavoce della Commissione Ue, Pia Ahrenkilde "la Commissione europea presenterà una nuova strategia per una nuova politica europea dell'aria che mira a migliorare la salute dei cittadini e dell'ambiente, in particolare nelle aree urbane. Secondo l'Aea, nel 2010, nel 44% delle stazioni di rilevamento posizionate sulle strade maggiormente trafficate d'Europa, il diossido di azoto, uno degli elementi più pericolosi per la salute umana, è stato oltre i limiti legali per buona parte dell'anno. Stesso scenario per le polveri sottili, pericolosamente fuori standard nel 33% delle centraline di rilevazione. http://www.eea.europa.eu/signals/signals-2013/articles/every-breath-we-takehttp://www.eea.europa.eu/it

La Fao: boom di meduse nel Mediterraneo per la pesca eccessiva

Autore: Redazione MTV News Data: 31 maggio 2013 Commenta
La Fao: boom di meduse nel Mediterraneo per la pesca eccessiva

Tra le cause anche global warming e diffusione dei fertilizzanti

Milano, 31 mag. (TMNews) - E' l'eccesso di pesca che contribuisce al boom delle meduse nel Mar Mediterraneo, e questi animali dalle capacità urticanti riducono ulteriormente le risorse ittiche: è l'allarme lanciato dall'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite (Fao), che ha invitato a utilizzare i "cnidari" in cucina.

Secondo uno studio condotto dalla Fao, la pesca eccessiva ha fatto aumentare il numero delle meduse a causa della rimozione dei loro predatori naturali. Le meduse, d'altra parte, in un circolo vizioso, si nutrono delle larve dei pesci riducendo così "ulteriormente la capacità di ripresa della popolazione ittica".

L'organizzazione che ha sede a Roma, ha sottolineato nel suo rapporto, che le riserve di pesce non si sono ancora riprese da una impennata di meduse Pelagia, quelle color violetta, nell'Adriatico 20-30 anni circa fa.

Secondo lo studio, inoltre, l'aumento della popolazione degli animali planctonici marini sarebbe legato al surriscaldamento globale e alla crescita di fertilizzati e liquami nelle acque, che rappresentano cibo per le meduse. Per ridurre la loro presenza nel Mar Mediterraneo - ha suggerito la Fao - questi animali andrebbero usati in cucina (per i cinesi sono una prelibatezza) o in medicina. Pare che la scoperta della "medusa immortale", che invece di invecchiare nel corso della sua vita ringiovanisce, abbia aperto la strada alla preparazione di efficaci prodotti anti-ageing per l'uomo.

http://www.fao.org/news/story/en/item/176874/icode/

Legambiente: all’Italia il record europeo delle specie a rischio

Autore: Redazione MTV News Data: 22 maggio 2013 Commenta
Legambiente: all'Italia il record europeo delle specie a rischio

Nel mondo negli ultimi 50 anni degradato il 60% degli ecosistemi

Milano, 22 mag. (TMNews) - È uno dei più importanti hot spot di biodiversità in Europa, ma il suo ricco patrimonio naturale è a rischio. A detenere questo primato europeo è l'Italia, che ospita circa 67.500 specie di piante e animali, circa il 43% di quelle descritte in Europa e il 4% di quelle del Pianeta. Al Belpaese spetta però anche il record delle specie a rischio: nell'Unione Europea il maggior numero di animali e piante minacciati, circa il 35%, si trova proprio nell'area del Mediterraneo, in particolare in Italia. Ma anche nel resto del mondo la situazione non è delle migliori: la perdita di biodiversità del pianeta avanza con tassi che incidono da 100 a 1000 volte più del normale. Negli ultimi 50 anni si è degradato il 60% degli ecosistemi terrestri con pesanti ripercussioni socio economiche.

È quanto emerge dal Rapporto Biodiversità a Rischio di Legambiente, che traccia un quadro aggiornato sulla situazione della biodiversità in Italia e nel mondo e raccoglie due interessanti approfondimenti sulle zone umide e la biodiversità in Abruzzo. Il dossier, i cui dati sono anticipati in vista della Giornata Mondiale della Biodiversità in programma oggi, vuole riportare in primo piano il tema della biodiversità, capitale naturale del pianeta, risorsa fondamentale per lo sviluppo e la ricchezza economica.

Dal rapporto emergono bellezze naturali e criticità dell'Italia, un Paese dove sono presenti un'enorme varietà di ambienti naturali con ben 130 gli habitat individuati dalla Direttiva europea Habitat 92/43. La fauna italiana rappresenta più di un terzo dell'intera fauna europea con 57.468 specie e sono state censite 6.711 piante vascolari. Abbiamo, inoltre una delle più ricche flore europee di muschi e licheni. Questo ricco patrimonio è però sotto scacco: secondo i dati della Lista Rossa Nazionale delle specie minacciate, elaborata dal Comitato Italiano dell'IUCN, delle 672 specie di vertebrati valutate (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 161 in totale (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle specie valutate. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è invece a rischio di estinzione imminente. Complessivamente però le popolazioni dei vertebrati Italiani, soprattutto in ambiente marino, sono in declino. Per quanto riguarda i dati emersi dalla Lista Rossa parziale della flora d'Italia, invece, emerge che due specie endemiche sono completamente estinte a livello globale, mente altre sopravvivono solo ex situ nelle collezioni di giardini botanici.

Secondo Legambiente "questi dati evidenziano dunque la necessità di intensificare nei prossimi anni l'impegno dell'Italia per garantire che la biodiversità e i molti servizi che essa offre siano meglio integrati in tutte le altre politiche a livello nazionale e internazionale, in modo che la biodiversità diventi il fondamento su cui poggia il nostro sviluppo economico e il nostro benessere sociale".

http://www.legambiente.it/

Corsa all’oro sui fondali oceanici: è allarme per gli ecosistemi

Autore: Redazione MTV News Data: 21 maggio 2013 Commenta
Corsa all'oro sui fondali oceanici: è allarme per gli ecosistemi

Noduli di minerali preziosi nel mirino delle compagnie minerarie

Milano, 21 mag. (TMNews) - La corsa all'oro sui fondali oceanici potrebbe cominciare già dal 2016 e gli esperti lanciano l'allarme sui gravi rischi per gli ecosistemi marini.

L'Onu, attraverso la sua Autorità dei fondali marini (Isa), ha appena concluso il suo primo studio tecnico per gestire l'estrazione dei cosiddetti "noduli" oceanici. Secondo quanto riportato dalla Bbc, entro 3 anni le compagnie minerarie potranno presentare le loro domande per ottenere autorizzazioni all'attività estrattiva.

I noduli sono noti da decenni e fanno sempre più gola a un pianeta assetato di minerali per usi economici e tecnologici: manganese, nichel, rame, cobalto, ferro e alluminio sono i metalli più interessanti fra quelli contenuti in queste formazioni sottomarine. Nel solo Oceano Pacifico c'è una zona, nota come Clarion-Clippertone, dove si ritiene che siano presenti 27 miliardi di tonnellate di preziosi noduli, equivalenti grosso modo a 7 miliardi di tonnellate di manganese, 340 milioni di tonnellate di nickel, 290 milioni di tonnellate di rame e 78 milioni di tonnellate di cobalto.

La stessa Isa però ammette nel rapporto che l'attività mineraria sui fondali marini provocherà "danni ecologici inevitabili". Gli esperti sostengono da tempo che l'estrazione di minerali sarebbe altamente distruttiva e avrebbe conseguenze gravi a lungo termine sugli ecosistemi sottomarini.

"Se si cancella quella zona con le miniere sottomarine, gli animali che ci vivono hanno due possibilità: migrare o morire", ha spiegato alla Bbc Il professor Paul Tyler, biologo del Centro nazionale di oceanografia britannico, mettendo in guardia sulla probabile estinzione degli ecosistemi che si formano - anche grazie alle temperature più alte che nelle acque circostanti - attorno alle sorgenti idrotermali sottomarine vicine alle concentrzioni di noduli.

E Jon Copley, un biologo dell'Università di Southampton che ha partecipato a spedizioni di esplorazione di alcune sorgenti idrotermali, imposta in modo ancora più netto la questione: "Non credo che possediamo le profondità oceaniche nel senso di poterne fare quello che vogliamo: al contrario, condividiamo la responsabilità della loro gestione". Finora, osserva "non abbiamo una storia di successi nel senso di raggiungere risultati equilibrati - pensate ai bufali e alle foreste pluviali - quindi nasce spontanea la domanda: possiamo davvero farcela?".

http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-22546875

Aids 30 anni dopo, scienziati che scoprirono virus: cura arriverà

Autore: Redazione MTV News Data: 20 maggio 2013 Commenta
Aids 30 anni dopo, scienziati che scoprirono virus: cura arriverà

I premi Nobel Montagnier e Barré-Sinoussi: bilancio positivo

Milano, 20 mag. (TMNews) - "Era il gennaio del 1983, ho fatto una coltura di linfociti di un paziente che nei globuli bianchi aveva i segni dell'Aids: in qualche settimana abbiamo rilevato la presenza di un retrovirus, che sembrava il candidato ideale come causa della malattia". Il professor Luc Montagnier racconta "il primo incontro" con il virus Hiv, scoperta che gli ha fatto vincere il premio Nobel per la medicina insieme a Francoise Barré-Sinoussi. 30 anni fa lavoravano entrambi all'istituto Pasteur.

"C'era un'urgenza di salute pubblica - dice la scienziata, parlando della pressione che c'era sul team - se il virus fosse stato il responsabile, avremmo dovuto mettere subito a punto un testo diagnostico per evitare la trasmissione tramite il sangue. Era una corsa contro la morte". Tanti pregiudizi circondavano la malattia, chiamata delle 4 h: eroinomani, omosessuali, haitiani e emofiliaci. "Un'idea aberrante - la definisce la scienziata - perchè dimenticava del tutto la quinta h, la popolazione eterosessuale".

Trent'anni dopo i ricercatori sono ancora al lavoro per trovare una cura. "Il bilancio è globalmente positivo - dice la Barré-Sinoussi - sia dal lato della diagnosi, sempre migliore, sia da quello delle cure, sempre più efficaci. In 30 anni di ricerca, mi sembra che abbiamo ottenuto tanto". Le speranze di sconfiggere l'Aids non si spengono. Secondo Montagnier "Troveremo dei trattamenti complementari che un giorno ci permetteranno di dire: questa persona, come per la tubercolosi, è guarita dal virus. Ci si può arrivare, anche prima di trovare un vaccino". La ricerca non si ferma.

http://aids.gov/

http://www.aidswalk.net/newyork

Onu: soglia critica di CO2, mondo in una nuova zona di pericolo

Autore: Redazione MTV News Data: 14 maggio 2013 Commenta
Onu: soglia critica di CO2, mondo in una nuova zona di pericolo

"Superato un livello storico, prendere nota di ciò che significa"

Milano, 14 mag. (TMNews) - La concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera ha superato la soglia simbolica delle 400 parti per milione, conducendo il mondo "in una nuova zona di pericolo": lo hanno reso noto le Nazioni Unite, commentando il dato fornito venerdì scorso dall'Agenzia Oceanografica e Atmosferica statunitense (Noaa).

"Con 400 parti per milione di CO2 nell'atmosfera, abbiamo superato una soglia storica e siamo entranti in una nuova zona di pericolo", ha dichiarato in un comunicato la responsabile dell'Onu per il clima, Christiana Figueres. "Il mondo deve svegliarsi e prendere nota di ciò che significa per la sicurezza dell'uomo, il suo benessere e lo sviluppo economico", ha aggiunto la funzionaria delle Nazioni Unite.

Fino alla rivoluzione industriale (e negli 800mila anni precedenti, come si ricava dai carotaggi effettuati nelle calotte polari) la concentrazione era rimasta ferma attorno alle 300 parti per milione (ppm); l'ultima volta che erano state superate le 400 ppm risale a tre milioni di anni fa, quando la temperatura media era di due o tre gradi centigradi superiore a quella dell'era preindustriale e il livello degli oceani una ventina di metri più alto.

L'obiettivo fissato dalla comunità internazionale nel 2009 è di contenere il riscaldamento globale a +2 gradi centigradi in rapporto ai livelli pre-industriali, soglia al di là della quale gli esperti temono uno scompenso del sistema climatico con la possibilità di eventi estremi.

Con una media annuale di 400 ppm di CO2, il riscaldamento globale atteso è di almeno 2,4 gradi centigradi, secondo l'ultimo rapporto dell'Onu sul clima.

http://researchmatters.noaa.gov/news/Pages/CarbonDioxideatMaunaLoareaches400ppm.aspx

Allarme Polo: acidificazione troppo rapida per l’Oceano Artico

Autore: Redazione MTV News Data: 7 maggio 2013 Commenta
Allarme Polo: acidificazione troppo rapida per l'Oceano Artico

Acidità dei mari aumentata del 30% da inizio dell'era industriale

Milano, 7 mag. (TMNews) - Scienziati ed esperti hanno lanciato un nuovo grido d'allarme per l'acidificazione "rapida" dell'Oceano Artico a causa degli alti livelli di emissione di CO2, un fenomeno che minaccia il fragile ecosistema della regione. L'acidità delle acque del pianeta è aumentata del 30% dall'inizio dell'era industriale, è stato confermato durante alcuni interventi alla conferenza internazionale sull'acidificazione degli oceani, che si è tenuta a Bergen, nel sud-ovest della Norvegia.

L'Oceano Artico si è dimostrato il più vulnerabile a questo processo perché l'acqua fredda assorbe maggiori quantità di CO2. Inoltre, l'oceano Artico abbonda di acqua dolce dei fiumi e dei ghiacciai, che lo rende meno in grado di neutralizzare chimicamente gli effetti acidificanti del biossido di carbonio.

Nel mare d'Islanda e nel mare di Barents, il ph è diminuito di circa lo 0,02% per decennio dalla fine degli anni '60. D'altra parte, secondo gli esperti, fermando oggi l'emissione di CO2 servirebbero comunque migliaia di anni perché gli oceani possano ritrovare i loro livelli di acidità precedenti all'inizio dell'era industriale.

http://www.amap.no/conferences/aoa2013/

Temperature mondiali in rialzo, ma gas delle piante le abbassano

Autore: Redazione MTV News Data: 30 aprile 2013 Commenta
Temperature mondiali in rialzo, ma gas delle piante le abbassano

Studio di Iiasa e Università di Helsinki: aiutano formazione nubi

Milano, 29 apr. (TMNews) - Le temperature su scala mondiale sono in aumento, ma allo stesso tempo le piante rilasciano più gas che contribuiscono a formare le nuvole e a raffreddare l'atmosfera. E' quanto rivela uno studio dello Iiasa (International institute for applied systems analysis) e dell'Università di Helsinki, pubblicato su Nature Geoscience.

La ricerca ha identificato un ciclo nel quale le alte temperature portano a un aumento della concetrazione degli aerosol naturali, i quali esercitano un effetto refrigerante sull'atmosfera. "Le piante, reagendo ai cambiamenti climatici, a loro volta mitigano questi cambiamenti", ha spiegato il ricercatore Pauli Paasonen, che ha condotto lo studio. "Tutti conoscono il profumo della foresta", ha aggiunto Ari Asmi, ricercatore dell'Università di Helsinki. "Quel profumo è fatto di questi gas", ha continuato lo studioso.

Gli scienziati sanno da tempo che alcuni aerosol raffreddano l'atmosfera, perchè riflettono la luce del sole e formano le goccioline delle nuvole. Le particelle di aerosol provengono da diverse fonti, comprese le emissioni dell'uomo. Ma il cosiddetto effetto "aerosol bio-organogeno", cioè formato da particelle di materia che provengono dalle piante, era stato finora meno analizzato.

http://www.helsinki.fi/university/

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