Nel mercato dei contenuti la triade OnlyFans, Fansly e Fanvue ha consolidato un modello piuttosto chiaro: profilo del creator, pay-per-view o abbonamento al singolo account, più extra su richiesta. È un ecosistema che premia la fidelizzazione diretta e il one-to-one economico: paghi quella persona perché vuoi proprio quel tipo di contenuto e di relazione. La proposta di TipMeOn inserisce una variabile diversa: oltre al percorso tradizionale, ipotizza una fascia “flat” che apre l’accesso trasversale a più creator. Non è un dettaglio tecnico; è una diversa filosofia di scoperta, fruizione e pricing.
Il paragone con OnlyFans, Fansly e simili aiuta a mettere a fuoco pro e contro. Il modello “classico” (abbonamento per creator + contenuti a gettone) ha un vantaggio evidente: il prezzo è segnale. Se pago X per quella persona, sto dicendo al mercato che quel contenuto vale, e quel valore si traduce in un rapporto quasi artigianale: richieste personalizzate, upsell di pacchetti, messaggi dedicati. Lo svantaggio, per l’utente finale, è la frizione: per esplorare stili diversi devo sommare mini-paywall, interrompere il flusso, fare scelte economiche continue. Fansly e Fanvue, pur con differenze di interfaccia e community, restano in questo perimetro: selezione puntuale, monetizzazione granulare, potere contrattuale del singolo creator.
TipMeOn prova a ridurre quella frizione introducendo un abbonamento trasversale che “sblocca” un catalogo più ampio. Dal punto di vista dell’utente, la promessa è chiara: meno micro-transazioni, più serendipità. È lo stesso salto che abbiamo visto in musica e video: dal singolo album al catalogo illimitato. Ma il parallelismo ha una criticità: nella creator economy il valore non è (solo) nel contenuto, è nella relazione. Un “flat pass” rischia di spostare l’attenzione dalla persona al feed, con il pericolo di commoditizzare i creator medi, che in un mare “all inclusive” potrebbero vedersi scivolare i margini se la ripartizione dei ricavi non è disegnata con cura.
Il contesto economico di OnlyFans (solo a titolo comparativo)
OnlyFans continua ad essere un esempio di piattaforma estremamente redditizia nella creator economy. Nel corso del 2023 ha generato circa 1,3 miliardi di dollari di ricavi, con oltre 6,6 miliardi di dollari movimentati dai fan, e un utile ante imposte di circa 658 milioni. Il numero di creator attivi è salito a oltre 4 milioni, con più di 305 milioni di fan — un segno di un ecosistema solido e in crescita.(BuninessInsider.com)
Per i creator, dunque, la domanda utile non è “flat sì o no?”, ma “come vengono ripartiti i ricavi e misurato l’engagement?”. Se la quota è calcolata su tempo di visione, interazioni oppure retention, l’incentivo può premiare serie, progetti editoriali, formati ricorrenti. Se è troppo legato al mero consumo passivo, può viceversa penalizzare chi lavora sulla personalizzazione o sull’esperienza privata che, su OnlyFans, Fansly o Fanvue, giustifica extra e tip consistenti. In altre parole: il flat può funzionare solo se la metrica premia davvero qualità e coinvolgimento, non la quantità indistinta.
C’è poi un tema di discoverability. OnlyFans, Fansly e Fanvue sono storicamente costruite attorno alla ricerca intent-based (cerco una persona, un tag, uno stile) e al passaparola social. Un piano trasversale, se ben progettato, può abilitare un feed più editoriale: rubriche, playlist tematiche, percorsi curati. È un’opportunità per i creator emergenti che faticano a superare la soglia psicologica del “pago/ non pago” sul singolo profilo. Ma è anche una responsabilità: la curation ha bisogno di criteri chiari e trasparenti, altrimenti ciò che promette scoperta rischia di tradursi in un carosello opaco che favorisce sempre i soliti.
Sul fronte dell’utente finale la differenza si gioca su tre leve concrete. Costo prevedibile: con il flat sai prima quanto spenderai; con OnlyFans, Fansly e Fanvue puoi modulare, ma il conto a fine mese dipende dall’impulso del momento. Varietà: il flat incoraggia l’esplorazione orizzontale; il modello per creator spinge alla profondità verticale. Esperienza: i modelli tradizionali premiano la relazione privata e la sensazione di “stanza chiusa”; il flat, se non bilanciato da strumenti di messaggistica e perk personalizzati, può diventare un’esperienza più “da catalogo” e meno intima. Nessuno dei due è meglio in assoluto: dipende dall’uso che ne fai e da cosa consideri “valore”.
Infine, un punto spesso trascurato nel confronto: sicurezza, moderazione e diritti. La reputazione e gli strumenti antifrode di piattaforme come OnlyFans, Fansly e Fanvue sono diventati negli anni parte integrante della loro proposizione. Un modello “all inclusive” ha l’onere di mantenere standard almeno equivalenti su verifica dei profili, tutela dei contenuti e canali di segnalazione. Se la scoperta aumenta, crescono anche superficie d’attacco e rischio di abusi: senza policy e tooling solidi, il vantaggio del flat evapora alla prima crisi di fiducia.
Tirando le somme: la “scommessa” di TipMeOn rende esplicita una tensione reale del mercato—ridurre l’attrito per l’utente senza erodere il valore relazionale che ha reso forti OnlyFans, Fansly e Fanvue. Il successo non dipenderà dal nome del modello ma da come verrà implementato: metriche di ripartizione trasparenti, curation responsabile, strumenti che preservino la relazione diretta e non la sacrifichino sull’altare dell’illimitato. In un settore dove la fiducia è moneta, è lì che si gioca la partita.