SoldiEconomia e lavoroDocumentazione di spedizione per l’esportazione negli Emirati Arabi Uniti: come prepararla senza...

Documentazione di spedizione per l’esportazione negli Emirati Arabi Uniti: come prepararla senza sorprese

Chi esporta per la prima volta verso gli Emirati si trova spesso a gestire un intoppo che non aveva previsto.

La merce è conforme, il prezzo è competitivo, l’acquirente è pronto a ricevere. Poi la spedizione si ferma a Jebel Ali, e il problema non riguarda il prodotto ma la documentazione che lo accompagna.

Nel frattempo i giorni di sosta continuano a maturare costi. Nelle righe che seguono ricostruiamo il percorso documentale di una spedizione diretta negli Emirati Arabi Uniti, dalla fattura all’attestazione consolare, seguendo l’ordine con cui la dogana emiratina esamina le pratiche.

La coerenza tra i documenti

La dogana emiratina valuta con attenzione il modo in cui la merce viene dichiarata. Uno degli aspetti più delicati riguarda la corrispondenza tra i vari documenti.

Se una fattura commerciale indica un certo valore e il packing list riporta un peso poco compatibile con quella cifra, il funzionario doganale può legittimamente fermare la partita finché la discrepanza non viene chiarita.

Le guide ufficiali dedicano poco spazio a un fenomeno che nella pratica pesa parecchio.

Molti ritardi non dipendono da un documento assente, ma da documenti presenti che riportano informazioni discordanti. Un numero di fattura trascritto in modo errato, una descrizione merceologica troppo vaga, un’unità di misura che cambia da un foglio all’altro sono errori in apparenza minori, capaci però di allungare i tempi di svincolo di diverse giornate.

I documenti che non possono mancare

Ogni partita di merce diretta agli Emirati viaggia accompagnata da un nucleo di documenti da considerare non negoziabili.

La fattura commerciale (Commercial Invoice) è il documento principale. Deve riportare destinatario, data di emissione e numero progressivo, data dell’ordine, descrizione dettagliata della merce, quantità, valore unitario e totale, valuta e termini di resa Incoterms. Sulla descrizione dei beni conviene essere molto precisi: una dicitura come “articoli tessili” non basta, occorre indicare la specifica reale del prodotto.

Il certificato di origine (Certificate of Origin) attesta il luogo di produzione della merce. Va emesso sul modello comunitario e vidimato dalla Camera di Commercio competente. Gli Emirati lo esaminano con particolare attenzione, perché da esso dipendono il trattamento daziario e le eventuali verifiche.

La packing list (lista di imballaggio) descrive come la merce è confezionata: numero dei colli, peso lordo e netto, dimensioni. Lo spedizioniere lo utilizza per preparare la polizza di carico e per lo sdoganamento.

La polizza di carico (Bill of Lading per via mare, Airway Bill per via aerea) è il titolo di trasporto che accompagna la merce e ne regola il ritiro a destinazione.

A questi quattro documenti, che ricorrono in qualunque spedizione ordinaria, possono aggiungersene altri a seconda del settore: certificati sanitari per l’agroalimentare, dichiarazioni di conformità, documentazione halal per determinate categorie di prodotto.

La legalizzazione: cosa è cambiato dal 2023

Su questo passaggio si crea spesso confusione, in particolare tra chi lavora su informazioni ormai superate.

Dal 1° febbraio 2023 il Ministero degli Affari Esteri emiratino (MoFAIC) ha adottato un nuovo sistema digitale per l’attestazione di certificati d’origine e fatture commerciali.

Il funzionamento è il seguente. Dopo la vidimazione della Camera di Commercio, i documenti vengono caricati nel sistema eDAS per l’attestazione consolare in formato digitale. La digitalizzazione ha eliminato un passaggio che in precedenza appesantiva l’iter e ha introdotto un adempimento di natura fiscale, con effetti diretti sul costo sostenuto dall’importatore.

Le fatture di importazione di valore pari o superiore a 10.000 AED (circa 2.500 euro) devono essere attestate dal MoFAIC, che applica una commissione di 150 AED (circa 37 euro) per ciascuna fattura.

Il pagamento delle tasse di attestazione va effettuato entro 14 giorni dalla dichiarazione doganale. Sono previste alcune esenzioni, che riguardano le fatture al di sotto dei 10.000 AED, le importazioni personali, le provenienze dai paesi GCC e la merce in transito da zona franca.

Sulla ripartizione di questo onere vale la pena spendere una parola. È preferibile stabilire fin dall’inizio, in accordo tra esportatore e importatore, chi si fa carico dell’attestazione.

Sulla singola spedizione si parla di poche decine di euro, ma sulle forniture ricorrenti la somma diventa una voce di costo stabile, e quando non viene concordata in anticipo può alimentare frizioni nel rapporto commerciale.

Per un quadro completo e aggiornato di ogni documento richiesto si può consultare la guida dedicata ai documenti per esportare a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti redatta da Diego Granese, imprenditore e consulente fiscale internazionale, il quale ricostruisce il processo passo dopo passo in modo chiaro e accessibile.

Un caso concreto

Prendiamo un’azienda che esporta macchinari industriali per un valore di 40.000 euro. La fattura è pronta, il certificato d’origine è stato ottenuto, il trasporto marittimo è organizzato.

Al momento dello sdoganamento la dogana richiede l’attestazione MoFAIC, che non era stata messa in conto, e senza quel documento la merce non può lasciare il porto.

Ne derivano giorni di sosta, spese di magazzinaggio che si accumulano e un acquirente che comincia a nutrire dubbi sull’affidabilità del fornitore. Il prodotto era pienamente in regola; il fermo dipendeva da un solo passaggio documentale non completato.

Situazioni come questa aiutano a capire perché nell’export l’ordine dei passaggi vada rispettato con la stessa cura riservata ai singoli documenti.

L’ordine delle operazioni

La documentazione per gli Emirati va gestita in sequenza, perché ciascun passaggio è presupposto per quello successivo.

Si comincia con l’emissione della fattura commerciale e del packing list, si prosegue con la richiesta del certificato d’origine e la relativa vidimazione camerale, si chiude con il caricamento su eDAS per l’attestazione consolare digitale. Solo a questo punto la merce può viaggiare con una pratica completa.

Chi altera questa sequenza, o prova a recuperare un documento quando la spedizione è già partita, di norma lo paga in tempo e in denaro.

Nell’export verso il Golfo conviene chiudere la documentazione prima della partenza del container, non a viaggio avviato.

Alcune indicazioni pratiche

Nell’esportazione verso gli Emirati la fase di preparazione incide direttamente sull’esito della spedizione, e trascurarla tende a rivelarsi costoso, tra container fermi in banchina e clienti in attesa di chiarimenti. Vale la pena trattare la documentazione come parte integrante della fornitura e non come una formalità da sbrigare all’ultimo.

Un accorgimento utile consiste nel predisporre un template per ciascuna tipologia di prodotto esportato, con i campi obbligatori già impostati: si riduce in questo modo il margine di errore nella compilazione, che nella documentazione doganale resta tra le prime cause di problemi.

Prima di ogni nuova spedizione è inoltre opportuno controllare se le regole di attestazione siano state modificate, dato che gli Emirati aggiornano le proprie procedure con una certa frequenza.

Articoli Correlati

Altri articoli